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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 27/07/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Rota: Atac, troppo assenteismo. Non riusciamo a coprire turni
Bruno Rota, direttore generale dell’azienda dei trasporti di Roma, l’Atac, rispondendo a Federico Fubini sul Corriere della Sera, denuncia: troppo assenteismo, non riusciamo più a coprire i turni. Dottor Rota, che idea si è fatto di Atac? «In questi mesi ho preso progressivamente atto di una situazione dell’azienda assai pesantemente compromessa e minata, in ogni possibilità di rilancio organizzativo e industriale, da un debito enorme accumulato negli anni scorsi». Non la rassicura che il debito si sia stabilizzato? «Purtroppo conta poco che negli ultimi dodici mesi non sia aumentato ulteriormente. Quando hai 1.350 milioni di debito sedimentato nel tempo, non hai risolto il problema quando non sale. Se non riesci ad abbassarlo, non ne vieni a capo. È una situazione di impossibilità a far fronte agli impegni, pericolosa». Non si possono riequilibrare i conti riducendo le spese per il personale, come suggeriscono alcuni? «Nelle ultime settimane sono state dette molte falsità su Atac. Più del solito, e anche sciocchezze: chi capisce di organizzazione aziendale, vede subito che il tema centrale oggi non è ridurre il numero dei dipendenti. Chi lo sostiene ora fa solo del terrorismo psicologico. Anzi i dipendenti in un certo senso mancano, visti i tassi di assenteismo consolidati nel tempo. Il tema è far lavorare di più e meglio quelli che ci sono. Oggi con questi tassi di assenteismo si fa fatica a coprire i turni».
 
Gubitosi: salveremo l’Alitalia e la venderemo in blocco
Luigi Gubitosi, commissario Alitalia, dice a Massimo Giannini su Repubblica di non avere dubbi: la compagnia si può salvare. Dopo quasi tre mesi di amministrazione straordinaria, il rischio di portare i libri in tribunale però non è svanito. «Ma adesso le cose vanno meglio, la fase più critica del post referendum l’abbiamo superata: la crisi di sfiducia, il crollo dei biglietti. Il trend si è invertito: sulle tratte intercontinentali siamo sopra all’anno scorso, i voli per il Nord e il Sud America sono pieni, le prenotazioni dei prossimi mesi sono incoraggianti». Sa quante volte abbiamo sentito ripetere queste cose, dai manager della compagnia? «Ha ragione. Ma stavolta è diverso. Abbiamo pochi mesi di tempo: Alitalia la vogliamo risanare, per venderla bene e in fretta». Lufthansa o Emirates? Vendete intero o sarà “spezzatino”? «Lunedì renderemo pubblico il bando, con le richieste di invio delle offerte vincolanti. Questa fase si concluderà il 2 ottobre. A quel punto capiremo meglio gli orientamenti del mercato. In ogni caso l’ipotesi privilegiata è quella di una vendita unitaria». Ma Alitalia può ancora diventare un grande vettore globale, o si deve rassegnare ad essere una low cost? «Alitalia deve diventare una “lower cost”, non una low cost. Deve spingere sempre di più sul lungo raggio, ma con più ricavi e con un livello di servizio, sicurezza e puntualità che giustifichi la sua esistenza. Il brand resta fortissimo, e lo dico senza retorica: quando vedo quel tricolore sulla coda degli aerei, mi emoziono».
 
Sileo (Bocconi): auto elettriche, processo giusto ma lento
Il Professor Antonio Sileo, Research fellow dell’Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente dell’Università Bocconi, commenta con Fabio Poletti su La Stampa la decisione della Gran Bretagna di dire stop ai motori a scoppio e diesel dal 2040. Per l’inquinamento anche da noi il futuro è l’auto elettrica? «Il processo è lento. Bisogna prepararsi con step intermedi a livello sovranazionale. Ad esempio il tetto di emissioni di 95 grammi per chilometro di CO2 che devono avere le auto di nuova produzione e che deve essere raggiunto nel 2021. Modulare l’intervento è fondamentale. La sostituzione del parco circolante non può che essere graduale. Per capire cosa succederà davvero nel 2040 bisogna pensare a come programmare gli interventi nel 2030. Non a caso i britannici parlano di blocco delle vendite nel 2040 ma non di blocco della circolazione». Ma bisogna intervenire su tutto il sistema. «La congestione del traffico è data dal volume che occupano le auto. Avere auto più piccole fa già la differenza. Ma negli anni cambierà lo stesso concetto di mobilità. Il telelavoro ad esempio richiede meno spostamenti e dunque meno necessità di avere un mezzo per muoversi». Per prepararci al 2040 c’è altro da fare per ridurre l’inquinamento? «Il provvedimento annunciato in Gran Bretagna vale per auto e piccoli furgoni ma non per i camion o i mezzi pesanti che hanno altre complicazioni con la trazione elettrica. Basterebbe anche in Italia usare di più il Gnl il gas naturale liquefatto. È una soluzione a medio termine: ha bassi costi di stoccaggio e inquina meno».
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