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Altro parere

Quando stampare moneta non crea inflazione

Redazione InPiù 27/07/2017

Altro parere Altro parere Andrea Terzi, Avvenire
Se stampare moneta in realtà non crea inflazione. Andrea Terzi su Avvenire ricorda come “oltre una certa soglia, si sa, lo stato non è in grado di rimborsare il debito. E fallisce. Stop”. Eppure “sappiamo tutti che uno Stato, come ad esempio l’Italia, potrebbe rimborsare qualsiasi debito "stampando moneta", e che il suo debito scomparirebbe se solo la Bce potesse e volesse "monetizzarlo" accreditando il conto corrente del Tesoro con la stessa facilità con la quale ha già acquistato duemila miliardi di euro di titoli dalle banche nei due anni e mezzo trascorsi”. “Se questo non si fa, non è perché è tecnicamente impossibile – prosegue Terzi -. È perché si è convinti che sia dannoso farlo”. Ma allora “il problema dell’indebitamento non è il rischio di fallimento, visto che gli Stati falliscono solo quando la strada della "monetizzazione" è sbarrata, la vera questione è invece comprendere le ragioni di questa proibizione e  sulla questione esistono due scuole di pensiero”. Quella oggi più nota sostiene che “un debito pubblico elevato è sempre una bomba ad orologeria”. Per “paura dell’inflazione, non della bancarotta”. Ma, si chiede Terzi, “è proprio vero che monetizzare il debito crea inflazione? Se qualcuno si fosse assopito prima della crisi, quando un mondo senza debito pubblico e senza più depressioni sembrava a portata di mano, e si risvegliasse oggi, quel tale farebbe fatica a raccapezzarsi. Scoprirebbe anche che le maggiori Banche centrali del mondo hanno acquistato titoli di debito privato e pubblico per una somma che supera i 12mila miliardi di dollari, sostituendo denaro fresco ai titoli, eppure l’inflazione di quei Paesi non è mai stata così bassa. Lo sa bene Draghi che ha già impiegato più di 1.500 miliardi per acquistare titoli dai privati, eppure l’inflazione rimane al di sotto del 2%. Non sembra proprio che comprare titoli pubblici crei inflazione”. 
 
Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano
“Con la sola  eccezione della confusione europea sui rapporti con la Russia (sanzioni, gasdotti, rapporti ambigui di Putin, in Medio Oriente, nello stesso tempo alleato di alleato e alleato di nemici) tutta la materia della grande contesa sui migranti (porti e frontiere chiuse, e ognuno per sé, oppure salvataggio, accoglienza, condivisione con la partecipazione di tutti) riguarda l’Italia. È comprensibile che questo fatto trattenga l’alto commissario agli affari esteri e vice presidente d’Europa - che è italiana - dall’intervenire con l’energia e la chiarezza di idee che l’intricata situazione (e la vistosa malafede di molti governi europei) richiederebbe”. Rispondendo alle domande dei lettori sul Fatto Quotidiano, Furio Colombo definisce “inaccettabile invece l’assenza e il silenzio” di Federica Mogherini. “Sembra inevitabile, anche per gravi ragioni politiche, che la persona su cui ricade la responsabilità di tutta la materia e il peso anche simbolico della Vice-presidenza, si dimetta poiché è impensabile che, da italiana, possa intervenire nelle vicende che riguardano in modo drammatico l’Italia, sia verso l’esterno della Unione (i rapporti con la Libia, da cui Mogherini è stata comunque esclusa, e quelli con la Francia che ha deciso di occuparsi della Libia, per escludere l’Italia) sia fra Paesi sovrani dell’Unione (le frontiere che, ignorando la partecipazione ai diritti e doveri dell’Unione), che chiudono all’Italia e ai migranti sbarcati per forza in Italia, i loro porti e le loro frontiere – continua Colombo -. D’accordo. Federica Mogherini non può mediare. Ma poiché il torto delle controparti verso l’Italia è clamoroso, evidente e, se non risolto, porterà conseguenze gravissime, le dimissioni, anche come atto dimostrativo, sono necessarie subito”.
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