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Lo smacco di Parigi

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 26/07/2017

Lo smacco di Parigi Lo smacco di Parigi Gianandrea Gaiani, Il Messaggero
L’impegno siglato a Parigi tra il premier libico Al-Sarraj e il generale Haftar rappresenta “un successo indiscusso di Macron e della Francia e uno smacco diplomatico evidente per l’Italia”. Lo afferma Gianandrea Gaiani che sul Messaggero parla del vertice parigino come di “una sconfitta per l’Italia, scalzata nel suo ruolo di primo interlocutore con la sua ex colonia soprattutto a causa della sua confusa politica. A differenza dell’Italia – spiega Gaiani -, che prima sostenne Haftar facendo arrabbiare l’allora premier di Tripoli Khalifa Ghwell, e poi lo abbandonò per sostenere al-Sarraj (ma non fino al punto da inviare le nostre navi in acque libiche), Parigi ha mantenuto negli ultimi 30mesi una linea ambivalente e in fin dei conti pagante. Non ha mai fatto mancare la legittimazione al debole governo voluto dall’Onu ma ha continuato ad appoggiare militarmente (forze speciali, intelligence e supporto aereo) l’Esercito Nazionale Libico di Haftar impegnato a combattere qaedisti e altre milizie islamiste. Per questo oggi Macron ha le carte in regola per gestire il negoziato mentre Roma registra serie difficoltà nel Mediterraneo: ha uno scarso peso in Libia (fatta eccezione per il lavoro di tessitura del ministro Minniti), pare incapace di ristabilire un dialogo costruttivo con l’Egitto dopo il caso Regeni e la sua iniziativa contro i flussi migratori illegali è inconsistente. Come sempre accade in geopolitica, i vuoti di potere lasciati da qualcuno vengono sempre occupati da qualcun altro e la Francia di Macron sembra determinata a rinnovare il suo ruolo di leadership nel Mediterraneo anche a spese nostre”.
 
Stefano Stefanini, La Stampa
Quanto avvenuto ieri a Parigi sulla Libia rappresenta “un boccone amaro per l’Italia”. E’ l’analisi che La Stampa affida a Stefano Stefanini, per il quale “il cambio di scenario e la rapidità con cui è avvenuto comportano tre considerazioni. La prima riguarda la Libia. La linea italiana era sostanzialmente di appoggio all'Onu che ha riconosciuto in al-Sarraj il legittimo presidente della Libia. A più un anno di distanza dal suo insediamento a Tripoli questa legittimità mostra la corda. La realtà è quella di un Paese diviso con una spaccatura fra Tripolitania e Cirenaica. A Tobruk il parlamento rivendica la legittimità interna di essere stato eletto e il generale Haftar ha il contro-potere militare, nonché l’appoggio di Egitto e di altre potenze. In effetti anche l’Italia aveva sensibilmente modificato la posizione iniziale facendosi promotrice del dialogo fra le parti libiche, ma l’iniziativa di Macron ci ha scavalcato mettendo le due parti sullo stesso piano. La seconda riguarda la politica estera francese. Con Macron la Francia torna alla tradizionale politica internazionale assertiva e tutto campo che Hollande aveva messo in sordina. Il nuovo presidente è senz’altro europeista, ma ha ben presente l’obiettivo di ridare alla Francia un ruolo trainante, non solo in Europa. Infine, nei rapporti internazionali conta la solidità del quadro interno. Non si può rimproverare al governo Gentiloni di aver trascurato la Libia. Tuttavia la fragilità della politica interna ha un prezzo e l’Italia lo sta pagando”.
 
Francesco Giavazzi, Corriere della Sera
Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera critica le ricette economiche dei populisti, “che attenuano i problemi nel breve periodo creando problemi più gravi domani”. Ricordando il reddito di cittadinanza proposto dal M5S, il protezionismo alla Trump o la chiusura agli immigrati tipica invocata dalla Lega Nord, Giavazzi spiega  che “il populismo è una risposta comune a situazioni di crisi sociale”. “Ci sono due tipi di politiche populiste: quando l’origine del malessere sociale è identificato con la globalizzazione, in particolare con l’immigrazione, prevale il populismo di destra. Quando invece è attribuito a politiche liberiste (deregolamentazioni) prevale il populismo di sinistra. Populisti di destra e di sinistra hanno in comune il fiato corto, una visione di breve periodo. Ciò che è accaduto in alcuni Paesi dell’Occidente, anche in Italia, nel decennio scorso è un caso di «tempesta perfetta». La globalizzazione della fine degli anni ‘90 e la crisi migratoria degli anni recenti hanno coinciso, dopo il 2007, con una crisi finanziaria" gravissima. “Come sempre, populisti di destra e di sinistra hanno condiviso sostanzialmente le medesime proposte, ma questa volta lo hanno anche fatto allo stesso tempo, trovandosi così alleati. Alcuni studiosi concludono che a questo punto la loro vittoria  è inevitabile. Lo è stato negli Usa e in Gb, ma le recenti elezioni in Olanda, Austria e Francia hanno dato indicazioni diverse. I cittadini, almeno in Europa, sembrano più lungimiranti dei populisti. È importante che chi è tentato dal rincorrere il populismo se ne renda conto – conclude Giavazzi -. Camuffarsi da populisti ripudiando la storia della propria appartenenza politica non paga”.
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