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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/07/2017

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Alfano: in Libia unificare sforzi su mediazione Onu
Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, al termine della conferenza degli ambasciatori organizzata, come ogni anno, alla Farnesina, ragiona con Francesca Paci de «La Stampa» sulle linee guida dei prossimi mesi, nel mondo, in Europa e soprattutto nel Mediterraneo. In che direzione andrà la politica estera italiana di domani? «Abbiamo due priorità assolute, la crescita e la sicurezza. Per quanto riguarda la crescita stiamo lavorando molto sulla diplomazia economica, mentre per la sicurezza occorre stabilizzare le aree di crisi del Mediterraneo dove attecchiscono terroristi, trafficanti di esseri umani, criminali». Come giudica la nuova iniziativa di Parigi sulla Libia, ne ha parlato con il suo collega francese? «Ho visto il mio collega Le Drian. Entrambi i nostri Paesi sviluppano la propria azione sulla Libia. L’Italia ha riaperto l’ambasciata a Tripoli, intavolato il dialogo economico con il forum di Agrigento e sta tessendo rapporti nell’Est del Paese. Sosteniamo il governo di Tripoli ma anche noi siamo in contatto con Haftar. La nostra priorità però è rafforzare il nuovo inviato dell’Onu Ghassan Salamé. Ci sono troppi formati aperti in Libia, troppi mediatori, troppe iniziative, dal Golfo all’Egitto, dall’Algeria alla Tunisia, dall’Unione europea agli interessi dei singoli Stati membri: è necessario unificare gli sforzi e concentrarli su Salamé, se ognuno dovesse andare per i fatti suoi finiremmo per delegittimarlo».
 
Giacomelli: Tim, ora azienda rispetti impegni a investire
«Non c’è mai stata una guerra. C’è stata qualche battuta un po’ impropria da parte di Telecom, che poi è rientrata». Il sottosegretario Antonello Giacomelli, intervistato da Filippo Santelli su Repubblica, sminuisce. Lui era stato tra i primi un mese fa, con toni ben più decisi, a stoppare il piano di Telecom sulla fibra nelle aree bianche, le stesse in cui il governo vuole portare la rete pubblica. Nel frattempo tutto è cambiato: l’Antitrust in campo, l’ad Cattaneo in uscita, il progetto di Telecom, Cassiopea, sospeso. Il governo sembra aver vinto: «Confido che gli operatori siano coerenti con gli impegni di investimento che hanno preso durante le consultazioni». La mossa di Telecom ha fatto vacillare il piano pubblico per la banda ultralarga. Ora si riparte? «Non l’ho mai considerato a rischio. Il piano ha mosso le acque in un settore rimasto a lungo immobile, è normale si creino dei confronti. Ma ho sempre pensato che prevalesse la forza di un progetto che è nell’interesse nel Paese, non contro qualcuno».
 
Tarquinio: Charlie, mancata alleanza terapeutica dottori-genitori
«La decisione dei genitori è molto importante. Si riappropriano di una responsabilità che rischiava di essere espropriata dai giudici di concerto con i medici. E sottraggono il corpicino di Charlie ai duellanti estremi, i partigiani della morte subito o delle cure a oltranza». Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, risponde alle domande di Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera. «Una storia triste. Molto, molto triste», sospira. Che cosa può insegnarci? «Quando si tratta di frontiere esistenziali che toccano i sentimenti più profondi delle persone, bisogna entrarvi con delicatezza estrema. Anche stavolta non è stato così. Minacce e insulti ai genitori, ai medici. Noi abbiamo scelto di non stare nella mischia ma riflettere e fare emergere le contraddizioni. Certo il bivio era drammatico: la rinuncia all’accanimento, se era davvero tale; e dall’altra parte la speranza eroica dei genitori, la spes contra spem di San Paolo...». E cosa è mancato? «L’alleanza terapeutica tra medici e famiglia. È fondamentale, il potere di decidere non può essere da una parte sola. È mancata la scienza, e tanta speranza». La scienza? «Sì, una scienza medica che va spesso oltre la speranza è stata, in questo caso, stranamente rinunciataria».
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