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La forza del diritto alla salute

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 18/05/2017

La forza del diritto alla salute La forza del diritto alla salute Sabino Cassese, Corriere della Sera
Il dibattito sull’obbligatorietà dei vaccini nelle scuole e il diritto alla salute è il tema dell’editoriale di Sabino Cassese sul Corriere della Sera. “Il conflitto che oppone favorevoli e contrari - scrive - si presenta, in Italia, nei seguenti termini. Vi è chi ritiene che l’obbligo debba essere prescritto, ma non possa limitare l’accesso alle scuole. Si dice, a difesa di questa posizione, che la iscrizione scolastica non deve essere condizionata da motivi di carattere sanitario. Vi è chi, invece, ritiene necessario l’obbligo di vaccinazione pediatrica, come condizione per l’iscrizione alle scuole, perché solo in tal modo si può assicurarne l’effettivo rispetto. I primi sono mossi da motivi di principio, ideologici, religiosi, di fiducia nelle cosiddette medicine alternative. I secondi dalla preoccupazione per il diffondersi di epidemie. Chi ha ragione, coloro che vogliono «liberalizzare» o quelli che vogliono, invece, condizionare l’iscrizione alle scuole all’adempimento dell’obbligo? Tutti gli argomenti di diritto e di buon senso militano a favore di questa seconda tesi. Innanzitutto, la tutela della Salute costituisce un impegno globale, tanto è vero che l’azione principale dell’Organizzazione mondiale della Sanità riguarda essenzialmente l’eradicazione di malattie diffusive, mediante vaccinazioni. Ogni anno un miliardo e mezzo di persone varca le frontiere in aereo. Se tutti gli Stati non contribuiscono a evitare le epidemie, seguendo i criteri dettati dall’Organizzazione mondiale, facciamo un danno a noi stessi e all’umanità. In secondo luogo, i due diritti che vengono invocati, quello alla Salute e quello all’Istruzione, hanno una diversa portata. Il primo riguarda la vita stessa della persona, e prevale sul secondo. Il diritto all’Istruzione è garantito dalla Costituzione all’individuo, mentre, per l’altro, la Costituzione dispone che «la Repubblica tutela la Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Dunque, la Salute dell’individuo, assicurata dalla vaccinazione pediatrica, è interesse anche della società”.
 
Gianni Riotta, la Stampa
L’ultimo e pesante caso che sta investendo il presidente Trump, il Russiagate evoca addirittura il rischio di impeachment. Ne parla Gianni Riotta sulla Stampa. “Alla vigilia della missione in Medio Oriente, Israele, Arabia Saudita, G7 e visita di Papa Francesco - sottolinea l’editorialista - può il presidente Donald Trump, Gulliver legato dai Lillipuziani, ritrovare una strategia credibile di governo? Sembrava ce l’avesse fatta a decollare, finalmente, con i primi passi per bocciare la riforma sanitaria di Obama, invece la pestifera trama Fbi, Russia, dossier top secret lo rimette alle corde. Eppure il presidente ha dalla sua parecchi punti di forza su cui far leva e val la pena di esaminarli. In tanti infliggono al presidente l’antica tortura cinese dei mille tagli, minuscoli graffi che da soli non sono mortali, ma insieme dissanguano. A colpire non sono solo democratici e media, dall’ombra lo no a Wall Street provano la delusione dei mercati. Trump è Trump, non cambierà. Ha licenziato il consigliere Flynn per non essere travolto dalla sua caduta, ma lo rimpiange ogni giorno e considera il suo stimato successore McMaster «un logorroico rompic...». Rompere regole e buone maniere ha portato il costruttore di New York al successo e alla Casa Bianca, se i suoi metodi irrituali lo mettono in difficoltà, lui li considera talismano magico e non smetterà di impugnarli. Donald Trump incarna la strategia del Pazzo nell’era digitale, un tweet al posto del fio- retto. Dal Papa alla Merkel, i leader si preparano puntigliosi a negoziare con lui, Trump guarda appena i cartoncini con i punti principali in evidenza, pronto a ignorarli e seguire il fiuto, incurante dei fulmini dei media. Rischia tutto per il nulla, una vanteria gradassa con i russi, certo, come la Lepre della fiaba, di saper correre più veloce della Tartaruga-Realtà. Ce la farà?”.
 
Markus Brunnermeier e Harold James, il Sole 24 Ore
Il rapporto tra Italia ed euro è assai controverso tra sostenitori e avversari della moneta unica. In un editoriale con la doppia firma di Markus Brunnermeier e Harold James, il Sole 24 Ore prova a fare chiarezza. "I più ovvi e più frequentemente citati tra i benefici di un’uscita dell’Italia dall’euro - osservano - includono la riconquista della competitività attraverso una svalutazione della moneta e un qualche tipo di default de facto sul debito pubblico che inevitabilmente si accompagnerebbe all’abbandono del- l’Eurozona (perché in caso contrario il peso di un debito denominato in euro sarebbe intollerabile). Ma questi benefici sono abbastanza illusori, perché il guadagno di competitività probabilmente verrebbe rapidamente cancellato dagli aumenti salariali indotti agli aumenti dei prezzi (sospinti dalle importazioni di beni essenziali, nel caso dell’Italia l’energia). I potenziali guadagni nell’immediato sarebbero compensati dai timori per le incertezze a lungo termine e il caos politico che seguirebbe a un’uscita. Il meccanismo di uscita non risolverebbe in alcun modo il problema di competitività a lungo termine dell’Italia. Al contrario, il Belpaese sarebbe colpito da un aumento dell’inflazione, che si tradurrebbe immediatamente in costi maggiori per il servizio del debito, sia per lo Stato che per le imprese. Peggio ancora: l’aumento dell’incertezza spingerebbe ancora più in su i tassi di interesse, perché gli investitori comincerebbero a chiedere premi di rischio più elevati. Vale la pena anche provare a immaginare che cosa sarebbe successo se l’Italia non avesse fatto parte dell’Eurozona. Quello che l’appartenenza all’Eurozona ha garantito è stato l’accesso a meccanismi di stabilizzazione, acquisti di titoli da parte della Bce e saldi Target2. Insomma, fuori dall’euro l’Italia sarebbe ancora più esposta ai venti di burrasca dei mercati dei capitali internazionali. L’unico realistico beneficio potenziale a lungo termine di un’uscita dall’euro verrebbe dalla rimozione di quello che è diventato un pesante fardello politico-psicologico: l’idea che sia l’euro a imporre i vincoli che impediscono all’Italia di recuperare competitività. La vera fonte delle difficoltà del Paese è la pervasività di quest’idea fra gli italiani di ogni ordine e grado, da alti funzionari e numerosi studiosi fino all’uomo della strada. In sostanza, l’euro è diventato una scusa fin troppo facile per evitare di affrontare i problemi di competitività”.
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