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Altro parere

Le lacrime di coccodrillo della politica

Redazione InPi¨ 17/05/2017

Altro parere Altro parere Carlo Nordio, il Messaggero
Le lacrime di coccodrillo dei politici sulla giustizia. Titola così il Messaggero l’editoriale affidato a Carlo Nordio che prende spunto dagli ultimi sviluppi del caso Consip per parlare del tema intercettazioni. “Durante il periodo più buio della nostra civiltà occidentale - scrive - la donna sospettata di stregoneria era sottoposta al giudizio di Dio, e immersa nell’acqua bollente. La vittima generalmente moriva. Se tuttavia, fatto raro, ne usciva indenne, veniva immediatamente mandata al rogo, perché il miracolo aveva dimostrato proprio la protezione del demonio. In ogni caso, come si vede, l’esito era segnato. Il flagello immondo delle intercettazioni divulgate e pilotate, sul quale scriviamo su queste pagine da sempre, ubbidisce agli stessi principi. Per il fatto stesso di finire sui giornali, la vittima è esposta alla lapidazione e comunque al sospetto. Se al telefono ammette un illecito, E’ già colpevole; ma se sostiene di volerlo contrastare, ecco la trappola: ti sei finto pulito perché sapevi di essere intercettato. E proprio per questo sei ancora più malandrino. E’ quanto è accaduto all’ex premier Matteo Renzi, accusato subito, da alcuni indovini, di aver concordato ad arte il dialogo con il babbo per dimostrasi un fermo moralizzatore anche davanti all’autorità genitoriale. Questo, incidentalmente, presupporrebbe non solo la conoscenza dell’intercettazione in atto, ma anche la certezza della sua divulgazione in tempi brevi, tramite un giornalista compiacente. Al di là della scarsa plausibilità di quest’ultima circostanza, noi non sappiamo niente del testo del dialogo; e chi dice di saperlo confessa, implicitamente, di aver commesso un reato. L’aspetto singolare è che, davanti a questa ennesima violazione di legge, pacifica, pubblica, continua e ininterrotta come l’usucapione, la politica continua a far finta di nulla, e talvolta vi assiste compiaciuta sempre aspettando che il coccodrillo divori l’avversario, benché tutti, fino ad ora, ne abbiano patito l’insaziabile voracità. E ancor più singolare che questo teatrino passivo si accompagni al petulante ritornello della fiducia nella magistratura”.
 
Claudio Cerasa, il Foglio
Per interrompere la gogna mediatica delle intercettazioni occorre agire alla fonte. Ne parla Claudio Cerasa, direttore del Foglio: “E se bastasse semplicemente chiudere il rubinetto? A due giorni dallo “scoop” del Fatto quotidiano – relativo alla pubblicazione di un’intercettazione (a) penalmente irrilevante diffusa (b) in modo probabilmente illegale e (c) registrata con modalità sospette dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico i quali, come ricordato ieri su Repubblica da Carlo Bonini, hanno appuntato le conversazioni tra Tiziano Renzi e Matteo Renzi nonostante il piccolo dettaglio che il reato per cui è indagato Tiziano non consenta l’utilizzo delle intercettazioni – il dato sconvolgente che emerge dalle cronache e dalle pagine dei giornali è che tutti sembrano essersi rassegnati al fatto che il mondo non possa che andare così e che in sostanza non ci sia nulla da fare per ricoprire la fogna dalla quale ogni giorno emergono schizzi di fango e puzza di gogna. Sappiamo tutti come andrà a finire la storia della telefonata tra Matteo Renzi e Tiziano Renzi e in fondo il copione è una prassi perfettamente consolidata. Un giornalista riceve miracolosamente da un carabiniere o dalla cancelleria di una procura o da un altro qualsiasi San Gennaro giudiziario un’intercettazione considerata penalmente irrilevante dal magistrato che si occupa di quell’inchiesta. L’intercettazione, invece che essere infilata nel gabinetto, viene trascritta, conservata e allungata a un giornalista. Il giornalista, in nome della libertà di stampa e del dovere di cronaca, of course, accetta, a schiena dritta, di diventare la buca delle lettere dei professionisti del pizzino giudiziario e dà alle stampe quella notizia (“lo scoop”) sapendo però che pubblicare quella notizia costituisce reato, come previsto dall’articolo 326 del codice penale (rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio). Il giornalista, di solito, se la cava pagando un’oblazione (anche se per un’intercettazione non presente negli atti giudiziari la questione potrebbe essere molto più complicata) e il san Gennaro delle procure, di solito, se la cava sempre perché, in nome del principio canis canem non est, raramente un magistrato punisce chi lavora in altre procure. Tutto questo ormai è prassi. E’ prassi accettare la distruzione della vita degli altri attraverso la diffusione di intercettazioni irrilevanti. E’ prassi vedere partiti che in nome dell’onestà (tà-tà) costruiscono battaglie politiche sulla base di intercettazioni diffuse in modo probabilmente illegale. E’ prassi rassegnarsi al fatto che il giorno dopo la diffusione di intercettazioni che non dovrebbero essere diffuse si discuta del contenuto di quelle intercettazioni e si rinunci a discutere dell’orrore che fa la repubblica della gogna. Tutto questo, come detto, è prassi”. 
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