Sottobosco
Negli anni 60 e 70 dello scorso secolo, la Svezia era una sorta di mito per i giovani italiani, che la identificavano con ragazze alte, bionde, libere, spregiudicate, cosmopolite. Leggere invece questo romanzo della serie Darkside di Fazi Editore, “Sottobosco”, della giornalista Sara Stromberg, al suo esordio nella narrativa per adulti, ci riporta ad un clima cupo come i boschi che occupano la maggior parte della regione di nord ovest, la contea di Jamtland, di cui è originaria la stessa autrice. Nei piccoli centri di Jarpen, Are, Storlien , lungo una superstrada deserta, nel gelo dell’inverno svedese, con neve e ghiaccio onnipresenti, si svolge la complicata storia che coinvolge la protagonista, una cinquantenne giornalista che ha perso il lavoro di specialista di inchiesta del quotidiano locale, Vera Bergstrom, detta Satana dal suo ex caporedattore. Una donna sola, Vera, lasciata per una ragazza più giovane da Levan, con cui aveva vissuto anni, e ora per ripiego divenuta insegnante in una scuola superiore, lavoro che non le piace. Accetta quindi dal suo capo, direttore del Jamtlandsposten di fare indagini e scrivere un pezzo per il giornale sulla misteriosa morte di una cera Isabella Sandgren, trovata assassinata con insolita violenza vicino alla sua casa isolata. Chi era davvero Isabella? Come mai si era trasferita in quella casa inospitale? Chi poteva volerla morta in modo così violento? La polizia ha dato poca importanza al caso, per mancanza di mezzi e di uomini adeguati alla ricerca di un colpevole così sfuggente, per cui Vera, un po’ sola, un po’ depressa, accetta di mettersi ad indagare una materia che risulta chiaramente aggrovigliata per la difficoltà di andare indietro nel tempo e appurare che Isabella si chiamava in realtà Maria, che aveva avuto una giovinezza molto turbolenta a causa di una condizione familiare disastrosa, che insieme ad un compagno di allora, Jorgen, aveva attraversato un tragico evento che l’aveva portata ad essere rinchiusa in un riformatorio per molti anni. Il thriller, che prende vie sempre più tortuose nella ricerca del colpevole del delitto che ha insanguinato quella regione poco abitata, dove la caccia sembra essere l’unica passione dei maschi abitanti, ha al suo centro la figura di Vera: ha un vecchi padre che vive in una casa di riposo, pochi riferimenti, pochi amici, poca voglia di vivere, tranne la passione per l’indagine e la scrittura. Dopo una serie ininterrotta di insuccessi, la verità verrà finalmente a galla, grazie al coraggio e alla determinazione di Vera. Pasti freddi e poco appetitosi, giacche e stivali pesanti, scarpe Dottor Martens, freddo gelido nelle case modeste dove abitano i numerosi personaggi che affollano la vicenda raccontata con abilità dalla scrittrice, e soprattutto luoghi sconosciuti al lettore italiano, dalla grafia non facilissima da decifrare, malgrado la efficace traduzione di Renato Zatti. Se non ci si scoraggia per i toponimi, i nomi dei personaggi pieni di dieresi , il libro è molto accattivante e mostra una società contemporanea apparentemente moderna ma anche terribilmente arcaica. I diritti televisivi per una serie sono già in trattativa: tipico prodotto da portare in una serie crime.