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La mondina

Silvia Montemurro, E/O - 2025

Ex libris - Elisabetta Bolondi 21/11/2025

La mondina La mondina La storia che Silvia Montemurro racconta nel romanzo “La mondina”, pubblicato da E/O, si svolge nel 1913 a Vercelli; la protagonista è Lena, che seguiamo nella vita difficile, pericolosa, coraggiosa, che la sorte e la condizione femminile di quel tempo le propone. Incontriamo le mondine in una risaia nella campagna vercellese: la Renza, una donna provata dalla fatica, dirige il lavoro di un gruppo ragazze che non vedono altro che giornate tutte uguali, segnate da un destino che senza prospettive. Lena è una trovatella, amica di Maria, che è la figlia della Renza. Purtroppo la ragazzina soffre di epilessia, e l’ambiente ignorante in cui vive non ne comprende la gravità. Sarà Lena, che si era allontanata dall’amica, a non accorgersi della crisi che porterà Maria alla morte; il senso di colpa, la consapevolezza di averla potuta salvare, lo sguardo ostile di Renza, l’abbandono del giovane Tobia che credeva innamorato di lei, porteranno Lena ad accettare una strana proposta: i padroni della risaia, la signora Grazia e suo marito Fernando, le propongono di vivere con loro nella bella e ricca villa di città, dove la coppia senza figli vive nel lusso ma anche in un clima di  profonda infelicità. Il loro matrimonio non funziona, Fernando ha sposato per interesse l’erede di una notevole sostanza, contro il volere della famiglia e soprattutto del fratello di Grazia, il medico Milo della Rovere. Lena, arrivata con i suoi stracci nella villa, verrà rivestita, nutrita, accompagnata in società, e vedrà cambiare la qualità della sua vita, chiedendosene la ragione: presto capirà il piano di Grazia, un piano assurdo ma possibile. Lei dovrà darle un figlio, unendosi in un forzato rapporto con lo scaltro Fernando, in cambio di una bella somma di denaro, mille lire, che le consentiranno finalmente una vita autonoma. La realtà sarà diversa, dolorosa, drammatica. Sono due donne, Lena e Grazia, che tentano in modo diverso la via della ribellione ai cliché imposti alle donne del tempo, che sperano di ottenere la libertà attraverso sistemi fuori della legge e della morale chiusa di una società che attribuiva loro un destino senza sbocchi e senza amore. Interessante la figura di Lena, che isolata nella villa dei suoi muovi padroni, impara a leggere e a scrivere con la sola forza di volontà, leggendo stentatamente “Alice nel paese delle meraviglie”, certa che l’emancipazione passi per la cultura di cui la sua vita miserabile l’aveva privata.
 
La copertina del libro mostra una ragazzina con un libro in mano, il dito indice a segnare la riga, come veniva proposto a chi doveva imparare con lentezza a compitare, al tempo in cui leggere era una ricchezza per pochi. Il canto delle mondine, “Amore mio non piangere / Se me ne vado via / io lascio la risaia/ E torno a casa mia.”, fa parte della colonna sonora di questo romanzo che mette in scena un interno alto borghese, conformista e formale, in contrapposizione con una condizione femminile di sfruttamento assurdo, una sorta di schiavitù che nel secolo scorso ancora era possibile nel Piemonte culla della nazione. Le pasticcerie di Torino, le sarte, le modiste, i gioiellieri appaiono come un miraggio che si contrappone alle mani callose, ai morsi delle sanguisughe, alle malattie, al freddo che entra nelle ossa delle mondine che non riposano mai ma talvolta riescono a ridere, cantare e ballare.  Sullo sfondo gli uomini: Fernando, Tobia, Milo, figure mediocri, senza intelligenza emotiva, legati anch’essi a stereotipi di genere, che solo il coraggio delle due protagoniste del romanzo, Grazia e Lena, riuscirà a scuotere. “Riso amaro” si chiamava un celebre film neorealista. Questo romanzo lo richiama.
 
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