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Mia nonna e il Conte

Emanuele Trevi , Solferino 2025

Redazione InPiù 07/11/2025

Mia nonna e il Conte Mia nonna e il Conte Solo 109 pagine quelle del romanzo “Mia nonna e il conte”, di Emanuele Trevi,  eppure appena finito di leggerlo si vorrebbe riprenderlo, rileggerne alcuni passi per ritrovare la leggerezza del ricordo, l’ironia di certe  situazioni così tipiche ma narrate con la  sapienza  di chi da sempre frequenta la scrittura e sa giocare con le parole, con gli intrecci, con i tempi della storia narrata. Ecco il giovanissimo scrittore che d’estate frequenta la casa calabrese della nonna chiamata in famiglia Peppinella, vezzeggiato perché unico nipote, maschio, dalle donne di casa. Legge in giardino il ragazzo, si apparta nella natura che circonda la casa di famiglia, intesse con la nonna e le sue devote accompagnatrici, la parente Delia e la primitiva domestica Carmelina, un rapporto di affetto che si protrae negli anni. “ Così passavano i giorni, in quel luogo tranquillo e simile a infiniti altri, dove la campana della chiesa, con i suoi puntuali e indifferenti rintocchi, ricordava ogni quarto d’ora a uomini e bestie che gli anni scorrono in una sola direzione senza fermarsi a chiedere la strada a nessuno, e che pure tutti noi , che siamo fatti di mesi e anni ancora più che di carne e sangue , scorriamo senza sosta, come acqua piovana nella grondaia del mondo”. Ma nel quarto capitolo del libro ecco che  compare il Conte, un anziano signore di origine svizzera, con un biglietto da visita fornito di cognomi, predicati e immancabile stemma nobiliare, che inchinandosi alla ormai coetanea Peppinella, chiede, con impeccabile inchino, di poter passare dal giardino di lei per raggiungere la propria casa, collocata in alto nel paese. Il rapporto che si crea fra i due e il loro seguito, il Conte ha un factotum omosessuale che lo segue e serve come un’ombra, è assolutamente esilarante. L’ospite ad ogni visita nella casa, quasi quotidiana, porta dolci, sfogliatelle lisce e ricce: sì,  perché l’uomo proviene ad un ambiente dell’aristocrazia napoletana ed è un cultore della dinastia borbonica, di cui conosce tutto, storia, intrecci di parentele, aneddoti gustosi, che racconta ad un pubblico, le tre donne di casa, che si beano di vicende che ignorano e che poco capiscono: i Borboni per Peppinella si confondono con i barboni. Una pagina straordinaria del libro racconta una festa presso una principessa vecchia amica  del Conte a cui anche la stessa Peppinella viene invitata, vestita e pettinata per l’impedibile occasione mondana, ad Eboli, dove giunge  il gruppo accompagnato dal fedele Oliviero autista della mitica Volvo di cui il Conte è proprietario. Poi, con lo scorrere del tempo, la memoria di quel ballo, in stile Cenerentola, evapora lentamente dalla memoria della nonna, che quasi non ricorda più di avervi partecipato, come avviene, dice Trevi, “ il più delle volte se non sempre, l’immagine della felicità appare nella nostra memoria, che la vede già lontana anche se è recente….” Le immagini della contemporaneità, l’appuntamento quotidiano con Beautiful, la saga americana più longeva della tv che le donne di ogni ceto seguivano religiosamente, e Peppinella e la sua corte non facevano eccezione, riuscendo a coinvolgere lo stesso Conte nelle vicende di “Rigg e Bruk”,  si alternano alla rievocazione un po’ revisionista  delle imprese storiche in cui i regnati delle Due Sicilie persero il trono, tema oggi di gran moda, di cui il Conte del libro si fa paladino oltre che spiritoso conoscitore. Tanto da dire su questo  romanzo di Emanuele Trevi, che si conferma eccellente narratore, capace di coniugare intimità familiare e autobiografismo con un’idea di storia e di memoria che supera l’effimero  e il contingente, regalando ai lettori pagine davvero straordinarie per l’uso della lingua e la profondità delle riflessioni.
 
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