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Il patto dell'acqua

Abraham Verghese, Neri Pozza - 2023

Ex libris - Elisabetta Bolondi 12/01/2024

La copertina del libro La copertina del libro La lettura di questo romanzo di quasi mille pagine prende tempo, per la ricchezza dei temi, per i tempi della storia, per il grande numero di personaggi, per le generazioni che si susseguono, per la profondità dei rapporti che lo scrittore descrive e infine per la vicenda storica che fa da sottofondo alla narrazione: la liberazione dell'India dallo strapotere dell'Impero Britannico, la nascita del Pakistan, l'affermazione dello stato del Kerala. Abraham Verghese, medico americano della Stanford University, è autore di diversi romanzi; questo, tradotto per Neri Pozza da Luigi Maria Sponzilli con il titolo "Il patto dell'acqua", è un volume di grande fascino; una storia che ha l'immediatezza della realtà, una epopea che coinvolge il lettore seguendo dalle prime pagine personaggi indimenticabili. Una cartina che precede la narrazione, fa familiarizzare chi legge con nomi difficili, Cochin, Trivandrum, Kottayam, Calicut, Malabar, Madras.
 
La prima parte ci fa incontrare le protagonista, la sposa bambina dodicenne che sta per raggiungere la sua nuova casa; siamo nell'anno 1900 nell'India meridionale, a Travancore. La bambina lascia sua madre, il suo paese, per andare sposa a uno sconosciuto vedovo, molto più grande di lei, padre di un bambino, Jojo, e abiterà con la nuova famiglia a Parambil, accolta dalla sorella dello sposo, Thankamma; la comunità è cristiana, fondata da san Tommaso. La giovane sposa cresce, comincerà ad apprezzare la tenerezza e la gentilezza del marito, che la rispetta. Avranno due figli, la piccola Baby Mol, una eterna bambina, e poi un maschio, che diverrà personaggio centrale. Parallelamente a questo racconto, c'è la storia del giovane medico scozzese Digby Kilgour, che si trasferisce in India per fare il chirurgo: sbarcato a Madras affronterà alterne vicende professionali, sentimentali, giuridiche, che si susseguono nel tempo, e anche lui avrà un ruolo centrale nella trama del libro.
 
Impossibile seguire tutti i rivoli che l'autore segue mettendo in scena una storia che dura fino ai nostri giorni. Tornando all'origine del romanzo, la storia della famiglia di Grande Ammachi, così ormai si chiama la sposa ormai divenuta una matriarca, ha un terribile segreto: tutti i suoi membri muoiono a causa dell'acqua, dalla quale, come per una maledizione, devono tenersi lontano. E così morirà il piccolo Jojo, e così si teme per la sorte del secondo figlio di Grande Ammachi, Philipose. Divenuto adulto, il ragazzo vorrà andare al college per studiare letteratura inglese a Madras, attratto da Moby Dick che legge con passione; ma la vita universitaria non fa per lui. In treno, ritornando a casa, incontra la bella ragazza che poi sposerà. La loro figlia, che ci porta a tempi più recenti, studierà medicina e riannoderà tutti i fili della storia.
 
Libro meraviglioso, odoroso di spezie, di cibi cucinati con maestria, di dialetti che si mescolano, di sari colorati, di rapporti intensi, di medici coraggiosi, di donne potenti, di amori e legami fortissimi, di morti insensate, di un'evoluzione sociale, geopolitica, amministrativa, intellettuale, che racconta il secolo del postcolonialismo in modo magistrale. Le caste, le differenze religiose, le diverse lingue, l'inglese che unisce e che separa, ci raccontano una storia lunga un secolo, piena di pregiudizi e di voglia di superarli, attraverso le metafore della salute fisica, delle malattie sconfitte, della voglia di crescere senza abbandonare tradizioni millenarie, di cambiare attraverso la rivoluzione, ma anche di abbandonarsi all'amore per una terra ricca di memorie, facendo alla fine un vero "patto con l'acqua", tramite il progresso che viene rappresentato attraverso il personaggio di Mariamma, la nipote di Grande Ammachi, bella come sua madre annegata dopo la sua nascita. Libro che affascinerà chi avrà il coraggio e la costanza di arrivare alla fine di una storia piena di ogni aspetto dell'umanità, colta in un pezzo di mondo che si sta affermando, nel bene e nel male, ma con il quale l'Occidente odierno deve confrontarsi.
 
Un saluto a Marino Sinibaldi
Nei giorni scorsi, in modo improvviso e molto spiacevole, Marino Sinibaldi è stato rimosso dalla direzione del Cepell, Centro per il Libro e la Lettura. Sostituito con un tale con tre cognomi, sconosciuto a quanti si occupano di libri, di editoria e di cultura letteraria, su proposta del ministro Sangiuliano, con cui collaborava quando era direttore del Tg2. Marino Sinibaldi ha fatto il bibliotecario, ha scritto saggi, ha diretto per anni Radio Rai 3, animando a lungo la mitica trasmissione di libri e idee Fahreneit, con l’acca al centro. Ideatore di "Libri Come", festival letterario romano con sede all'Auditorium Parco della Musica, ha ospitato ogni anno scrittori famosi da tutto il mondo. Amatissimo dal pubblico, presente con la modestia dell'intellettuale colto, ora dirige la rivista trimestrale Sotto il Vulcano, facendosi accompagnare, ad ogni uscita, da una scrittrice (Melania Mazzucco, Valeria Parrella). Attualmente produce per il Post dei podcast di 10 minuti a partire da un libro: l'ultimo dedicato al saggio dello storico Guido Crainz dal titolo "Il paese mancato" (Donzelli). In qualità di recensora di InPiù, desidero esprimere a Marino Sibibaldi la solidarietà di lettori, critici, librai, editori e di quanti hanno amore per i libri e la lettura nel nostro paese.
Elisabetta Bolondi
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