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Una minima infelicitÓ

Carmen Verde, Neri Pozza - 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 05/05/2023

La copertina del libro La copertina del libro Il romanzo di Carmen Verde "Una minima infelicità" (Neri Pozza) è tra i 12 finalisti che si contenderanno l'edizione 2023 del Premio Strega. Superlativi assoluti, "Dio è l'altissimo", in esergo, e poi la minima infelicità del titolo, che allude anche all'altezza della protagonista, l'io narrante di questa storia dolorosa, una bambina le cui ossa non si allungano, malgrado le incessanti preghiere della madre, bella, alta, elegante, capelli lisci come velluto, caviglie sottili, postura raffinata. Annetta che resta sempre piccola, sin dalle scuole elementari ha una adorazione per questa Mamma, a cui vorrebbe somigliare, anche se la loro è "una somiglianza ingannevole". La vicenda si svolge nell'appartamento di una famiglia molto benestante, grazie ad un negozio di tessuti in città nel quale il padre Antonio profonde tutte le sue energie. Ma la bella Sofia è fragile, ha disturbi del comportamento, non sembra adeguata al ruolo materno, tanto che viene introdotta in casa, su suggerimento della maestra, suora fredda e severa, una domestica, Clara, il cui ruolo sarà fortemente negativo, riuscendo ad allontanare la bambina dalla madre. Un libro intriso di profonda infelicità, di dolore cocente, per la presenza della malattia fisica e mentale.
 
Sarà la nonna Adelina, la madre di sua madre, a spiegare ad Annetta l'essenza del dolore e della infelicità: "L'infelicità è un luogo, un luogo fisico, una stanza buia nella quale scegliamo di stare. Tanto che, quando accendiamo un lume, subito lo schermiamo, perché nessuno possa spiare all'interno". La nonna finirà in manicomio, e la sorte della figlia Sofia Vivier, malgrado l'apparente buon matrimonio e la presenza di Annetta, è destinata a seguirne le orme. Il romanzo attraversa tutta la vita di Annetta, la sua solitudine, la sua mancanza di rapporti con l'esterno, malgrado i buoni studi universitari che saranno l'unico suo riscatto. A scuola cerca di farsi delle amiche, ma loro restano sempre lontane, approfittando della ricchezza e della generosità della bambina; malgrado venga ossessivamente misurata sul muro la sua crescita, le ossa di Annetta non si allungano, e lei continua a rimuginare, a istituire paragoni, ad illudersi: "Noi piccoli dobbiamo sempre integrare, col pensiero, ciò che di concreto manca al nostro corpo". La casa delle donne, madre, figlia, nipote, è piena di oggetti, fotografie dimenticate nei cassetti, ninnoli preziosi che Sofia ha comprato all'insaputa del marito e poi ha nascosto, un gentiluomo dipinto su una tela ad olio, dalla cui cintura pende un orologio d'oro brillante, ma forse così lo vede solo Annetta.
 
Gli anni trascorrono, tetri e privi di speranza, e ci si avvia alla conclusione della storia. La morte del padre, la progressiva perdita dei beni, del negozio, della ricchezza, l'arrivo di un personaggio maschile, uno sfruttatore, che giocherà un ruolo devastante nel destino delle due donne, madre e figlia, rese prigioniere del loro legame malato. "L'infelicità è irragionevole. C'è chi ne è oppresso già dalla nascita e chi, sopperendo alla mancanza di predisposizione naturale, rimane così a lungo a contemplarla in sua madre da arrivare a sentirne nella pelle gli spini". Molto poetico il linguaggio di Carmen Verde, molto dura la storia raccontata, interessante l'architettura del romanzo, fatto di brevi brani, di pagine quasi bianche, un pensiero sospeso: un romanzo d'amore, triste e spietato, nel quale la malattia pervade ogni cosa, e nulla sembra offrire riscatto tranne la morte con cui la malattia confina. Malgrado la buona scrittura, la storia priva di speranza non mi sembra opportuna per la conquista di un ambitissimo premio. Ma aspettiamo i responsi di luglio.
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