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Poco mossi gli altri mari

Alessandro Della Santunione, Marcos y Marcos - 2023

Ex libris - Elisabetta Bolondi 21/04/2023

Poco mossi gli altri mari Poco mossi gli altri mari Alessandro Della Santunione, pubblica per Marcos y Marcos  un romanzo privo di trama e di una vera storia, composto da una serie di capitoli dai titoli che raccontano  un modo di stare al mondo nel paese  di Campogalliano, nella pianura  emiliano-romagnola. La voce narrante descrive un grande appartamento di stile “comunista”, nel quale la sua famiglia ha deciso di non separarsi, di continuare a convivere insieme, genitori, figli, nonni, zii, cognati, fidanzati, mogli, mentre si alzano tramezzi, si dividono ambienti, si creano nuove stanze e bagni dove si collocano giovani e anziani, mentre i bambini, vengono posti all’esterno, in una sorta di parco intorno al palazzo. La radio locale è sempre accesa, e trasmette dediche incongrue a persone che si conoscono tutte, celebrando compleanni, ricorrenze, anniversari,  mentre il mondo iperconnesso resta fuori, un fuori dove capannoni infiniti, centri commerciali affollati, stazioni di servizio descrivono, file di abitazioni, alludono ad una campagna che quasi non esiste più: le abitudini che si perpetuano nel tempo, tra ballo liscio, polke e mazurke, lambrusco e lasagne bianche, le verdi sono diventate troppo faticose per la Nonna, raccontano una società che sembra essersi fermata, mentre il narratore, un giorno, irrompe con una notizia sensazionale, che riprende il tema affrontato in un celebre canzone di Francesco Guccini:
 
“Un pomeriggio, sempre sul finire del secolo scorso, mentre il mondo veniva travolto da un edonismo economico senza precedenti, ritenni opportuno informare la mia famiglia che Dio era morto, me lo aveva confidato il mio professore di filosofia”.Tra dialetto e lingua italiana, si alternano opinioni inquietanti sulla fede, sul monoteismo, sulle tradizioni religiose popolari, mentre emergono convinzioni che derivano dalla tradizione, sulla vita eterna, i miracoli, in un miscuglio di luoghi comuni, frasi idiomatiche, “Sono sempre i migliori che se ne vanno”…. Nella storia raccontata dallo scrittore c’è un po’ di tutto, dai rapporti di parentela intergenerazionali allo scorrere del tempo che va avanti “a fisarmonica”, in un continuo accelerare e frenare, rimpiangere e guardare al futuro, vivere e morire. Una serie di oggetti ci parlano di un tempo passato che sembra non finire, la 127 con l’autoradio, una radiolina sulla credenza, un frigorifero comunista, direttamente collegato alla Siberia, secondo le strampalate convinzioni dello zio Mario, un factotum senza età che tutti conoscono, tutti chiamano, tutti apprezzano. Tra le trovate più originali e surreali del libro, la presenza in casa della maialina Baby, una sorta di animale domestico che pone inquietanti interrogativi: “Costretto a vivere in spazi angusti e in mezzo ai propri escrementi, nessuno sa cosa accade veramente a un maiale prima di diventare un prosciutto”. I brevi capitoli dai titoli fortemente evocativi del clima che si respira nelle pagine della storia a tratti lirica, spesso metaforica che l’autore evoca; spesso ricorre il termine “Vecchio”: invecchiare, vecchie fotografie, “Anni dopo avevo raccontato a mia sorella questa idea delle cose che ti vengono da vecchio. Anni dopo che eravamo stati bambini. Ma da ragazza mia sorella diceva che non sarebbe mai invecchiata”.
 
Particolarità linguistiche sono la caratteristica che più colpisce in queste pagine: le previsioni metereologiche, presenti anche nel titolo, sono una sorta di linguaggio ambiguo ed indeterminato a cui ci siamo assuefatti senza capirne il reale significato….mari mossi, poco mossi, agitati, quadranti,  medie stagionali, venti da sud est,   “Fenomeni che succedono su cui noi non abbiamo controllo”; un libro assolutamente originale, ironico, profondo: metafora di un tempo difficile da decifrare, tra città e campagna, presente e passato, rimpianti e sogni. Il piccolo volume è candidato al Premio Flaiano.
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