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Quei bravi ragazzi del Circeo

Massimo Lugli e Antonio Del Greco, Newton Compton - 2023

Ex libris - Elisabetta Bolondi 31/03/2023

La copertina del libro La copertina del libro Con la consueta abilità narrativa Massimo Lugli, il più celebre cronista di nera, ormai in coppia fissa con Antonio Del Greco, ex dirigente della squadra omicidi, pubblica un  libro impegnativo. Ripercorre una storia che è ormai divenuta un tragico classico della storia criminale, il massacro del Circeo, che nel settembre 1975 sconvolse letteralmente la società italiana per l'assurda ferocia con cui tre giovani romani, militanti di un gruppo di estrema destra, provenienti da famiglie agiate e potenti, rapirono, torturarono e uccisero una ragazza, Rosaria, e ridussero in fin di vita Donatella, in una villa isolata, a Punta Rossa, nei pressi del promontorio del Circeo. I fatti sono noti, raccontati in romanzi ("La scuola cattolica" di Edoardo Albinati, da cui fu tratto un omonimo film) e in diverse serie passate sulle piattaforme tv. Eppure, questo durissimo romanzo di Lugli-Del Greco fornisce suggestioni, diversi punti di vista, una ricostruzione dello spaccato socio culturale che negli anni Settanta del secolo passato avevano caratterizzato una città, Roma, in cui gli opposti estremismi, fasci contro zecche, continuavano ad infierire colpendo scuole, piazze, luoghi di aggregazione.
 
I tre ragazzi che nel romanzo sono chiamati con nomi diversi dai loro, ma che a loro somigliano in tutto, si muovono nei quartieri blasonati della città di allora: piazza Euclide, i Parioli, Corso Trieste, il Fungo dell'Eur, case di villeggiatura di agiate famiglie di professionisti. L'originalità del libro però sta nella descrizione della personalità e nella vicenda professionale del commissario Fortunato Achei, che colpito violentemente ad una spalla da un sampietrino che gli lesiona l'arto a vita, sarà lo sbirro che per tutta la sua lunga carriera in polizia inseguirà il latitante, Andrea Ghira, sfuggito alla cattura nella notte in cui gli altri due assassini erano stati presi quasi per caso dallo stesso Achei, accorso sul posto: una guardia giurata aveva sentito un miagolio provenire dal bagagliaio di una Fiat 127 parcheggiata nel quartiere Trieste, aperto il quale si erano trovate le due ragazze, morta "Rossana" e in fin di vita "Daniela".
 
Tutta la vicenda professionale di Achei, uomo solitario, si intreccia con quella di Fabio Corsi di Repubblica, il "nerista" più noto tra i cronisti dei giornali nazionali, che sta sul pezzo, che ha i contatti giusti, che come un segugio affamato di notizie riesce ad essere il primo nel racconto della Roma criminale di cui conosce e racconta retroscena, alleanze, coperture. Il libro è appassionante, si legge con curiosità ed empatia, con disgusto per le atrocità che non vengono risparmiate nella cronaca di quelle ore in cui si compie un massacro assurdo. Il dettaglio più sconvolgente, che non ricordavo: i tre assassini, con i corpi delle due ragazze morte, o credute tali, avvolte nei sacchi neri dell'immondizia, si fermano in pizzeria, affamati dopo le torture feroci inflitte a due innocenti, disprezzate, provenienti da mondi alieni, da "Coattonia", termine osceno di cui Lugli si serve insieme ad una buona dose di romanesco, e vengono alle mani con tre "rossi", insaziabili nella loro violenza fascista.
 
Il libro contiene tredici capitoli e un epilogo: ci accompagna dentro il buco più nero della storia criminale italiana, ci spiega come lotta politica, usura, ludopatia, violenza sulle donne, razzismo sociale, ignoranza, una criminalità organizzata che si sposa con le pulsioni di borghesi potenti e fuori di testa, abbiano potuto costruire un paesaggio della capitale italiana che fa ancora rabbrividire. I due autori non lesinano particolari, spiegano meccanismi delle indagini poliziesche, ricostruiscono atmosfere, climi politici, servendosi di un linguaggio incalzante, avvincente, tragicamente realistico. Mi ha commosso il ritratto degli anni della sopravvissuta Daniela/Donatella, eroina di una storia inimmaginabile, i cui danni psichici sono stati irreversibili, morta precocemente. Troppo dolore, che gli autori hanno raccontato con insolita delicatezza, in un crescendo di orrori di cui non ci si deve dimenticare, perché la giustizia non sempre riesce a concludere in modo soddisfacente certi drammi.
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