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Il secondo piano

Ritanna Armeni, Ponte alle Grazie 2023

Ex libris - Elisabetta Bolondi 27/01/2023

Il secondo piano Il secondo piano Il racconto contenuto nel libro di Ritanna Armeni  prende, incatena, interessa, coinvolge. E’ la storia di un piccolo convento di suore, le Francescane della Misericordia, sette sorelle compresa la superiora, la tedesca madre Ignazia, autorevole, austera ma capace di indulgenza. L’edificio si trova nell’odierna via Poggio Moiano, dalle parti della Salaria, nel 1943 una zona periferica lontana dal centro. L’edificio aveva annessa una chiesa, da cui era separata da un  giardino rigoglioso, curato con grande attenzione. Ma la quiete del convento viene sconvolta quando sul piazzale deserto  sette persone si presentano al portone: sono ebrei, che, dopo il  rastrellamento del 16 ottobre, hanno trovato rifugio momentaneo presso un altro convento, a via delle Botteghe Oscure, e ora, spinti da quelle suore, si rivolgono alle francescane; vengono accolti, anche se con timore ma con senso di carità e determinazione che l’accoglienza di persone in pericolo faccia parte della loro missione. Vengono organizzate le stanze abbandonate del secondo piano dell’edificio, in cui si sistemano i sette ospiti: una coppia più anziana, un loro nipote ventenne, e una famiglia di pasticceri del Ghetto, Alessandro e Giuditta, con due figli, la tredicenne Sara e un bambino, Lele, vivace e curioso. A loro si aggiunge un’altra coppia: la sorella Miriam, incinta, ha lasciato la casa rifugio in Prati; e dopo di loro Emma, una giovane madre con due bambini, Ada e Ruben. Ora sono tutti rinchiusi al secondo piano del convento, finestre sempre serrate, silenzio, pasti frugali preparati dalle suore, paura di essere scoperti; il sagrestano della vicina chiesa, Remo, è un fascista intrigante, e potrebbe essere un pericolo. Fuori del convento intanto trascorrono i nove mesi, dall’ottobre del ‘43 al sospirato arrivo delle truppe alleate, giunte a Roma nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 44; sono i mesi di Roma città aperta, quelli tragici della caccia agli ebrei in tutta la città,  degli attentati  e i sabotaggi contro le  truppe germaniche, delle torture a via Tasso, di via Rasella e dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Le suore, la forte suor Emilia economa della casa, la maestra Benedetta, la novizia Lina, l’anziana suor Grazia, Maria Rita responsabile della cura dell’edificio, la giovane Elisabetta, tutte donne diverse, piene di fede, devote alla Vergine, si convincono  che i tempi difficili richiedono qualche strappo alle loro certezze e al significato della parola peccato. Cosa fa il Vaticano? Autorizza la presenza di ebrei, uomini per di più, nel convento? Come si fa a sfamare tutti? Il benedettino che visita la suore porta le tragiche novità dell’occupazione nazista, e cerca di rassicurare le sorelle: stanno facendo il loro dovere di carità. Quando avviene un fatto nuovo, l’arrivo di due ufficiali tedeschi  che esigono di sistemare un’infermeria nel convento, la madre Ignazia esprime tutto il suo coraggio e la sua saggezza: con una azione diplomatica efficace consente ai militari tedeschi di stabilirsi nel convento, mediando e riuscendo, con grave rischio, a continuare a tenere separate le due inconciliabili realtà:  al secondo piano, gli ebrei rifugiati tremano ma sopravvivono, al centro le suore lavorano  e pregano, in basso gli occupanti curano i loro feriti, approfittano dei pasti caldi delle suore, intercettano però qualche sospetto suggerito dal giardiniere Remo, intenzionato a sfruttare la benevolenza dei presunti vincitori. Una vicenda straordinaria nella quale l’autrice, laica, si trova di fronte ad una storia inattesa ed esemplare, fatta di devozione alla Vergine, di accoglienza caritatevole a persone da troppi considerate nemici da sterminare in quell’oscura fase della storia. Armeni si addentra nelle tante contraddizioni nelle quali si trovò a vivere la chiesa cattolica: il ruolo diplomatico del Vaticano e del pontefice  Pio XII, che non intervenne dopo la razzia del 16 ottobre, malgrado ne fosse a conoscenza,  ma che comunque accolse in basiliche e conventi le decine di antifascisti che sarebbero divenuti la classe dirigente del dopoguerra; le suore di Santa Priscilla, che nel loro convento sulla Salaria ospitavano una tipografia che stampava documenti falsi per gli ebrei perseguitati; le maestre Pie Filippini, che si occupavano di distribuire generi alimentari in una Roma spettrale e affamata. Nel libro alle vicende della piccola comunità delle francescane, si aggiungono pagine in corsivo che narrano la grande Storia che in quei mesi terribili vide la morte, la tortura, la fame, la deportazione di migliaia di romani. Un libro esemplare, che racconta un pezzo di storia sconosciuta, il calore con cui le suore seppero accogliere, confortare, salvare da sicura morte un gruppo di sconosciuti che avevano bussato alla loro porta. Il loro sacrificio, la loro dedizione, ci restituiscono una pagina alta di umanità.  Le rose del giardino che ornano la statua della Vergine, i canti natalizi che si mescolano con i riti dello Shabbat, le marmellate fatte con le ciliegie dell’orto, la merenda che ridà il sorriso al piccolo Lele, vittima innocente di una guerra insensata, sono presenti nelle pagine più intense del libro.
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