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Due vite, due donne

Cheluchi Onyemelukwe-Onuobia - E/O 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 16/12/2022

Due vite, due donne Due vite, due donne Cheluchi Onyemelukwe-Onuobia, avvocatessa nigeriana al suo primo romanzo, che pubblica la E/O con la traduzione dall’inglese di Elisa Banfi, mostra  di avere ben  salda la dote della scrittura. La storia delle due donne, Nwabulu e Julie, nella Nigeria a partire dagli anni settanta fino al 2011, è affascinante e molto insolita. Le protagoniste sono due donne di diversa età e provenienza sociale ed economica; la prima è un’orfana, originaria di un piccolo villaggio, brava a scuola ma destinata dalla matrigna a fare la domestica in città. A Enugu, centro poco distante dalla capitale, trova lavoro presso una famiglia di funzionari che le permette anche di andare a scuola. Si innamora sconsideratamente del figlio dei vicini, universitario viziato e superficiale, che la mette incinta e scompare. Il nascituro avrà uno strano destino. L’altra donna, Julie, ricca, colta, autonoma, è una brava insegnante ma anche se ha più di trenta anni non si è ancora sposata. Il suo amante, il potente imprenditore Eugene, la riempie di regali ma è sposato e padre di due femmine. Per un uomo del suo rango in quella società patriarcale la mancanza di un erede maschio è grave; Julie si trova nella circostanza di potergli dare quel figlio agognato, e i due si sposano conducendo una vita di grande privilegio: il figlio Afram frequenterà le migliori scuole, sceglierà di dedicarsi alla musica, anche se suo padre lo vorrebbe continuatore delle cospicue aziende familiari. Sono passati molti anni, la Nigeria ha subito gravi rivolgimenti politici, e anche la vita delle due protagoniste è cambiata. Nwabulu è diventata una sarta; grazie all’aiuto del marito, ha aperto un atelier molto apprezzato da una clientela ricca e sofisticata. Per caso arriva al suo laboratorio anche Julie, che nel frattempo è rimasta vedova di Eugene, a più di settant’anni, ma per il matrimonio del figlio desidera un guardaroba adeguato ad un rito ricco, secondo la antica tradizione nigeriana.
 
L’incontro fra le due donne è il centro del romanzo, dal finale imprevedibile. Il fascino del libro sta, oltre che nello svolgimento della trama condotto abilmente, nella ricostruzione di un mondo che per noi occidentali appare inedito. Interessanti le contraddizioni tra l’avvento della contemporaneità e il retaggio di un mondo arcaico, dove le tradizioni sociali si mescolano con l’eredità coloniale; i cibi, le abitudini, le modalità relazionali, il classismo, fanno parte di un mondo che, spesso lontano dalla grande capitale, Lagos, si svolgono in villaggi, piccoli centri, legati ad abitudini secolari non scalfite dalla modernità. Eppure il rapporto fra le due donne, che hanno vissuto storie tanto diverse, alla fine si conclude con una imprevista vicinanza, con una ritrovata complicità, perché si è stabilito “un legame fra due donne che facevano del loro meglio nel mondo in cui vivevano”. Al di là di qualche difficoltà linguistica, i nomi sono per noi quasi impronunciabili, questa storia ci racconta un pezzo d’Africa che ci sa commuovere, oltre a coinvolgere il nostro interesse sociale e politico.
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