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I sopravvissuti

Alex Schulman, Mondadori 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 25/11/2022

I sopravvissuti I sopravvissuti Non è un giallo, anche se l’autore è svedese, il romanzo con cui esordisce nel panorama internazionale Alex Schulman, conduttore televisivo e noto blogger. I sopravvissuti, pubblicato da Mondadori e tradotto da Andrea Stringhetti è una storia familiare amara, tragica, molto difficile da raccontare senza svelare il non detto, il mistero che ha tenuto legati per tutta la vita i tre fratelli, Nils, Benjamin e Pierre, e i loro genitori in una rete inestricabile di dolore, perdita, sensi di colpa che ne ha minato la salute mentale e l’intera esistenza. In un continuo alternarsi dei tempi della storia, la trama si sviluppa durante l’infanzia dei ragazzi che la famiglia trascorre in una casa di vacanze lontano da tutto, in riva ad un lago nel sud della Svezia.  I tre fratelli giocano, vanno a pesca con il padre, fanno gare di nuoto, litigano, si scontrano: madre e padre hanno un rapporto difficile, fumano e bevono, sono severi, soprattutto la madre, talvolta ingiustamente. Una punizione che riceve Benjamin, essere segregato in una cantina buia e fredda, lo segnerà per la vita. I tre ragazzini sono molto diversi: Nils è pronto a fuggire lasciandosi alle spalle un’atmosfera pesante; Pierre è ribelle, si isola dalle dinamiche familiari, violento nelle sue reazioni. Benjamin si trova in mezzo alla tempesta che porterà questa famiglia difficile a sgretolarsi in seguito ad un incidente che cambierà definitivamente le vite di tutti loro. Benjamin, il più sensibile, il “pacificatore”, che vorrebbe conciliare le diverse posizioni dei suoi fratelli, che vorrebbe essere un bravo figlio, un mediatore e che invece si troverà al centro dell’evento drammatico che a metà del libro ci viene narrata, e che solo nelle ultimissime pagine verrà svelata ai lettori. Sopravvivere al senso di colpa, sopravvivere ad una famiglia disfunzionale, all’allontanamento dei fratelli, alla perdita dei genitori, alla rimozione degli eventi terribili che si sono vissuti. Questo il centro di un romanzo doloroso e profondo, in cui i diversi personaggi vengono osservati senza veli, con un realismo psicologico nella spiegazione delle loro pulsioni significativa. Una Svezia quasi primitiva, quella di Schulman, dove il padre spegne la televisione per punire i figli troppo vivaci, che li costringe a sottoporsi a gare ai limiti della resistenza, dove la contemporaneità sembra tenuta volutamente lontana, mentre le voci dei ragazzini protagonisti, sono quelle di un’infanzia segnata dalla fantasia di morte che aleggia in tutto il racconto. Grande capacità dell’autore di svelare a poco a poco ciò che davvero era accaduto in una cabina elettrica di trasformazione, dove i ragazzini erano entrati di nascosto, il luogo da cui si sviluppa tutta la storia e il suo seguito negli anni successivi. Romanzo forte, pieno di poesia che si alterna al terrore della verità, con un linguaggio preciso, in cui il quotidiano di una famiglia “normale” si alterna a riflessioni sulla natura, sui paesaggi, sulle dinamiche psicologiche e alle riflessioni più profonde che hanno portato al disfacimento della mente di uno dei protagonisti. Una storia dura, a tratti sconcertante, raccontata in un romanzo coinvolgente.
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