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Sono Francesco

Edith Bruck, La Nave di Teseo 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 04/11/2022

Sono Francesco Sono Francesco Papa Francesco firma la prefazione a questo libro intenso, toccante, coinvolgente.  Colpito dall’intervista che la scrittrice Francesca Romana de’ Angelis aveva fatto sull’Osservatore Romano a Edith Bruck, la testimone ultranovantenne che continua a raccontare la sua dolorosa vicenda di deportata ad Auschwitz, aveva voluto incontrare questa donna “calma e luminosa”. Il libro pubblicato da La Nave di Teseo, è il racconto caldo ed emozionante che in prima persona Edith Bruck fa della visita eccezionale ma discreta del papa nella casa al centro di Roma dove abita insieme a Olga, la signora ucraina che l’aiuta nella vita quotidiana. “Viene! Viene! Ho saputo che viene! Lui da me, sabato alle quattro. Non devo dirlo a nessuno, è un segreto. Ma come faccio a tacere? Sto scoppiando”. All’incontro saranno presenti la nipote Deborah con il marito, Marco Risi, il nipote di Nelo Risi, marito di Edith, e la stessa Francesca Romana, oltre ad Olga. L’emozione, il coinvolgimento, la calda empatia che papa Francesco riesce a stabilire con i presenti, è la cifra distintiva della personalità grandissima di questo padre gesuita venuto da lontano, ma perfettamente a suo agio nell’incontro affettuoso con le persone più diverse. “Il suo modo di essere semplice, sorridente, familiare, libera l’atmosfera tesa dell’ambiente e le persone ancora in piedi”, commenta Edith. Si scambiano i doni, una Menorah lei, un volume in italiano e in ebraico del Talmud, lui. Un semplice bicchiere d’acqua, e una parola che il papa pronuncia con solennità: Perdono. “Chiedere perdono a lei e al popolo ebraico, martire, vittima della Shoah”. Non potrebbero esserci parole più chiare, della posizione che l’uomo vestito di bianco pronuncia in un ambiente domestico di fronte ad una donna che con la sua vita costituisce un monumento alla Memoria, alla scrittura, alla testimonianza. Ci sono nella stanza anche il nipote Marco, il figlio del regista Dino Risi, e il papa dichiara di aver visto il film “Il Sorpasso”, anche se ora, dice, non va più al cinema. Viene offerta la torta alla ricotta preparata da Olga, e il papa approfitta per chiederle notizie della sua famiglia a Leopoli, e la donna si commuove fino alle lacrime. E’ particolarmente coinvolta in questa atmosfera speciale anche Francesca Romana de’ Angelis, “l’unica cattolica, non parla, in trance, incredula di fronte a colui che ha quasi un miliardo e mezzo di fedeli-infedeli”. In quest’incontro magico si leggono poesie, il papa dedica alla scrittrice l’enciclica Fratelli tutti, e con la sua calligrafia minuta, come a testimoniare anche con questo la sua umiltà, con poche righe sincere, “A Edith, con ammirazione e gratitudine, per il suo coraggio e la sua testimonianza. Fraternamente. Francesco.” La visita è breve, calorosa, amabile. I due protagonisti si lasciano con un abbraccio che prelude ad altri incontri, che avverranno in Vaticano. Le riflessioni di Edith Bruck, dopo questo evento insolito ma potente e ricco di significati simbolici, sono interessanti. “Posso io, ebrea, sentire un bene immediato per il massimo rappresentante di coloro che da millenni ci hanno perseguitato?” Tutta la sua infanzia di bambina cresciuta nella fede dei principi della religione degli avi ora nella mente della scrittrice  si scontra con la intensità di un evento così significativo, “Nella mia mente si aggirano mia madre e il Papa, incrociandosi  senza urtarsi”: una sintesi profonda, uno  sguardo aperto e lungimirante, che riguarda  un’eredità che ha causato nei secoli milioni di morti innocenti, e che ora, con il suo ginocchio dolente e con un sorriso dolce e disarmante, anche ironico a tratti,  il papa argentino sembra voler ricomporre, portando la sua testimonianza di richiesta di perdono, ad una donna fragile per l’età ma coraggiosa nelle sue azioni.  Papa Francesco chiama al telefono Edith per i suoi novantuno anni. Papa Francesco è in sedia a rotelle. Papa Francesco invoca la pace. E lei con lui. Un piccolo grande miracolo di affettività dei nostri giorni di guerra, cupi e dolorosi, con due protagonisti apparentemente fragili, in realtà due giganti, due esempi di coraggio nel rivedere le proprie convinzioni per venire incontro all’altro.
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