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Domani interrogo

Gaja Cenciarelli, Marsilio 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 07/10/2022

La copertina del libro La copertina del libro Chi ha incontrato la scuola delle periferie più o meno degradate, che ha lavorato duramente per dare dignità al proprio impegno di lavoro cercando di migliorare la qualità della vita degli studenti che ha incontrato, attraverso l'istruzione e la cultura, non può che congratularsi con Gaja Cenciarelli, autrice di "Domani interrogo", romanzo denso di suggestioni, duro, commovente, sincero. E' la storia di molti di noi: 'A pressore'', mi sono sentita chiamare per decenni da ragazzi alla prima generazione dell'ingresso nel mondo dell'istruzione superiore, provenienti da situazioni socio-economiche disagiate, o da famiglie disfunzionali. Ma Gaja Cenciarelli scrive oggi, e le situazioni che descrive sono ancora più serie e drammatiche di quanto i vari Lodoli, Starnone, Mastrocola, Marchetta, abbiano testimoniato nei loro libri.
 
Sin dall'incipit, troviamo tutti i temi che poi diverranno centrali nella storia che l'autrice ha saputo raccontare con realismo, empatia, consapevole di maneggiare una materia sensibile quando non incandescente. I ragazzi che la "pressore'" si trova a fronteggiare frequentano una scuola che sembra sorgere in mezzo ad un deserto: solo un bar, dove tutti si incontrano e si conoscono, fa da contorno all'edificio scolastico. I mezzi, come sono chiamati gli autobus cittadini, arrivano in modo saltuario, gli alunni sono sempre in ritardo. La prof che insegna inglese, si trova di fronte ad una sorda ostilità, spesso indifferenza da parte di alunni che l'accolgono... "A pressore', n'è che po' fa' lezione in inglese, eh! Qua manco capimo l'italiano". Alunni delle superiori che sembrano descolarizzati, abituati a studiare poco, a fumare, non solo sigarette rollate, ma più spesso canne, ad uscire a loro piacimento dalla classe per andare  in bagno, in genere l'unica domanda che viene fatta alla fine di una spiegazione impegnativa.
 
Margherita, Francesco, Sofia, Daniele, Marco, "Bolivia", Tarek, Flavio, Alessandra, Rabhil, Samuel, sono altrettanti tipi di giovani uomini e donne che stanno frequentando l'ultimo anno di un liceo periferico, che parlano un romanesco becero, infarcito di parolacce, di locuzioni ripetitive, di ragionamenti poco articolati, di slogan. Pieni di pregiudizi e preda di luoghi comuni e stereotipi, trovano nella nuova prof, "che non è stronza", una inattesa interlocutrice attenta e capace di reggere le sfide che loro le pongono davanti ogni giorno: lei finisce per immergersi in quel mondo magmatico di sentimenti contraddittori, di amori non corrisposti, di competizioni, problemi familiari, di fughe all'esterno dove un mondo feroce rischia di annientarli vanificando ogni sforzo di chi, con coraggio e sofferenza, tenta con ogni mezzo di convincere quel gruppo eterogeneo a credere nel valore della cultura, all'importanza di un diploma, alla lezione dei classici, alla disciplina dell'impegno che aiuta a formarsi e a superare le difficoltà.
 
Le lezioni che la prof riesce ad impartire su Joyce, Virginia Woolf, Eliot, Beckett, Atwood, appaiono davvero un miracolo, data la inattesa accoglienza che ricevono da parte di studenti che si erano proposti apatici e disinteressati: la stima che la prof/narratrice riesce a conquistarsi, giorno dopo giorno, somiglia ad una storia di amore e condivisione, ad un percorso accidentato, irto di difficoltà, fonte di sofferenze e di delusioni, ma alla fine capace di ottenere risultati umanamente straordinari. Il racconto che conclude i Dubliners di Joyce, "Dead", "i morti", è il leit motiv del libro, ed è una scelta opportuna: la neve candida che conclude quello straordinario racconto, la salvezza, è quanto la prof aveva saputo leggere negli occhi dei suoi alunni della Quinta A. Si sono salvati loro, si è salvata lei con loro. Chi ha a cuore la scuola pubblica italiana, non può mancare questo coraggioso romanzo autobiografico, che è la storia di tante famiglie italiane alle prese con ragazzi difficilmente governabili da adulti spesso inadeguati, genitori, insegnanti, dirigenti, politici.
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