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Stupore

Zeruya Shalev, Feltrinelli 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 16/09/2022

Stupore Stupore Nel nuovo romanzo di Zeruya Shalev appena pubblicato da Feltrinelli, si confrontano due donne: un’architetta di 50 anni, che vive ad Haifa con il marito Alex e il figlio Eden, e un’altra donna, molto più vecchia, Rachel, con un passato impegnativo, mai dimenticato. Sono legate da qualcosa di imponderabile: Atara è la figlia del primo marito di Rachel, il professor Manu Rubin, l’uomo a cui era stata legata da un amore immenso, e che l’aveva improvvisamente abbandonata, senza volerla rivedere.   Manu si era risposato, aveva avuto due figlie, ma in punto di morte aveva visto in sua figlia Atara l’immagine della sua amata, l’aveva chiamata con dolcezza Rachel, e poi se ne era andato senza averla riconosciuta. Ora lei, alla ricerca del padre da cui non si era sentita amata, ha incontrato casualmente Rachel, e ha deciso di rivederla per rievocarne la storia, il rapporto con suo padre, le ragioni dell’abbandono. Le due donne si incontreranno due volte, ma la seconda, mentre Atara percorre in macchina la strada che la porta a Tel Aviv, dove la vecchia signora vive sola, riceve la notizia che suo marito Alex, che aveva lasciato a casa indisposto, è stato portato al pronto soccorso dal figlio. I medici lo hanno dimesso e ora febbricitante sul divano di casa aspetta il ritorno di Atara. Lei, che sa di averlo trascurato, arriva a casa in tempo per vederlo improvvisamente morire. Ora Atara e Rachel sono entrambe vedove, e la loro storia scorre parallela, ognuna con un passato da ricordare, rileggere. Rachel era stata una terrorista, sionista convinta ai tempi del mandato inglese in Israele: siamo nel 1948, e la giovane donna aveva sfidato la famiglia, le convenzioni, per dedicarsi alla lotta armata insieme all’amato Manu. In seguito ad un attentato in cui aveva perso la vita una ventenne, Atara, l’uomo era rimasto sconvolto, aveva abbandonato le sue convinzioni e la sua donna, sparendo definitivamente dalla sua vita, con il giuramento di non parlare   con nessuno del loro matrimonio. L’incontro con Atara scuote il suo equilibrio psichico, non se la sente di riaprire ferite a stento rimarginate, eppure la figlia del suo amato la intriga. Atara stessa è alla ricerca di una figura protettiva, soprattutto ora che le è venuto a mancare l’uomo che ha più amato, per il quale aveva distrutto la sua precedente famiglia, imponendo a sua figlia Abigail un patrigno mai veramente accettato. Nella storia che Zeruya Shalev racconta con estrema lucidità, si possono legger i turbamenti, le contraddizioni, le sofferenze, le disillusioni che hanno segnato la due storie: la perdita del grande amore, la difficoltà nel rapportarsi con i figli, per i quali forse non si è fatto abbastanza e che ora rispondono a loro modo alle richieste delle loro madri. Eden, che è appena rimasto orfano, comprende di non aver conosciuto abbastanza suo padre, e ora vuole fare scelte diverse e radicali; Atara, che era stata rifiutata e maltrattata da suo padre, cerca in Rachel le ragioni di un tale comportamento. Su tutto aleggia il clima del moderno modello di vita israeliano, dove si confrontano una modernità di tipo occidentale con le tradizioni ebraiche degli ultraortodossi, dove le letture bibliche sono un libro aperto su cui tutti sono chiamati a confrontarsi, laici e religiosi, mentre un traffico demenziale separa le città, Haifa da Tel Aviv e da Gerusalemme. Grande scrittrice Zeruya Shalev, capace di intercettare nel quotidiano dei rapporti descritti i sottotesti che ne spiegano le reazioni.  Intense e ricche di pathos le pagine relative al lutto in seguito alla morte di Alex. Intorno a lui non ci sarà il suo primo figlio, Yoab, né la figliastra Abigail che resta in California, ma solo il più giovane Eden: lei, Atara, starà troppo male per eseguire i riti della settimana di lutto, mentre vedrà se stessa come in una bolla, circondata da gente che non riesce a confortarla. Perché Atara cercherà rifugio in Rachel? “Perché vuole trovare riparo sotto l’ala di quell’atavica appartenenza, l’ultima che le è rimasta, assorbire lentamente la forza radiosa di quel corpo avvizzito……condividere con lei lo stupore del loro comune destino”. La letteratura ebraica contemporanea è potente. Attraverso una scrittura complessa e piena di sfumature che scavano nella psicologia dei personaggi, questo romanzo racconta  di donne coraggiose, sfortunate, determinate, sole. La sapiente traduzione di Elena Lowenthal ne rende accattivante e coinvolgente la lettura.
 
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