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Nina sull'argine

Veronica Galletta, Minimum Fax - 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 10/06/2022

Nina sull'argine Nina sull'argine In modo forse inatteso, il romanzo di Veronica Galletta fa parte dei sette libri finalisti al Premio Strega 2022. Scrive bene, con accuratezza, con una lingua precisa ed un lessico specifico potente, la scrittrice che ha pubblicato per Minimum Fax “Nina sull’argine”, romanzo insolito nel panorama della narrativa italiana. La protagonista, Nina-Caterina, è un ingegnere, ed ha appena ottenuto un contratto molto importante anche se poco ambito: la costruzione di un argine nel paese padano di Spina, luogo gelido e inospitale. L’ufficio per il quale lavora ha appena visto dimezzare i suoi dipendenti, arrestati per un sospetto di corruzione, Caterina invece, “puntigliosa”, decisa a portare avanti il suo primo incarico in un cantiere che, si intuisce, non è affatto facile, non si lascia spaventare dall’accoglienza fredda, dai toni poco incoraggianti di chi la guarda con diffidenza, come l’unica donna, giovane, meridionale, forse inesperta. Il lavoro che si prepara a svolgere con la serietà ed il rigore della neofita la spaventa: gli uomini che la circondano, il geometra Bernini, l’assessore della provincia, il suo superiore Tartaro, la osservano con una sorta di malcelato compatimento. Lei non si lascia intimidire, conosce il suo mestiere, ha studiato con serietà anche se capisce che la teoria non è sufficiente di fronte agli imprevisti che la vita in cantiere, le avversità metereologiche, la presenza di lavoratori stranieri cha non parlano la nostra lingua, il pericolo che materiali e procedure non siano a norma, i ritardi dovuti ad ogni sorta di imprevisto, ne frenano le certezze. Caterina è stata lasciata da Pietro, l’uomo con cui conviveva da molti anni. Lui se n’è andato senza preavviso, lasciandola sola e desolata, piena di scatoloni in cui stipare i resti della loro storia.
 
Dura un anno questo racconto, dura quanto la costruzione dell’argine, che è un riparo contro le inondazioni ma anche una metafora dell’esistenza di Caterina, che non sa dove collocarsi nel marasma che la sua vita, professionale e privata, sembra essere diventata. Un freddo terribile che distrugge ogni energia costringe questo gruppetto di tecnici a rifugiarsi continuamente nel bar, a consumare bevande calde, a frequentare osterie locali dove un pesce di lago, il coregone, viene mostrato come una prelibatezza che lei sente di detestare. Un misterioso operaio che incontra sull’argine in costruzione, un siciliano come lei, solo con lui stabilisce un rapporto di complicità, parlando di cibi che li accomunano, di tradizioni che condividono, anche se ormai nella loro terra sono considerati degli estranei, sono emigrati al nord. Caterina parla di libri, nomina romanzi che fanno parte della sua vita di prima, vuole rimanere legata ad una vita che non sia solo fatta di termini tecnici, specifici del mondo di lavoro che la vede totalmente coinvolta, a rischio altrimenti di non riuscire ad affermare la sua competenza di ingegnere, donna in un mondo di soli uomini. Veronica Galletta organizza la storia che racconta in 34 capitoli, ciascuno con un titolo reale e anche simbolico: c’è una lepre, un istrice, un coregone, un rondone, dei pipistrelli sulla strada di Caterina, ma anche travi di calcestruzzo, colate di cemento, tavole di progetto, calcoli che non tornano, provini sbagliati, prove di carico che devono rispettare precisi standard. Un romanzo che parla di morti sul lavoro, delle condizioni in cui nei cantieri malgrado la serietà delle procedure l’incidente sia sempre in agguato, tra gruisti esperti e maestranze raccogliticce. Caterina è una donna coraggiosa, ma la solitudine e la delusione per l’abbandono di Pietro non riescono a   riscattare del tutto la sua realizzazione professionale: brava, la scritta che campeggia sulla relazione finale del suo progetto concluso positivamente, non riesce ad annullare le troppe amarezze subite. Un romanzo originale e difficile che la giuria ha voluto segnalare all’attenzione dei lettori più attenti alle tematiche del lavoro di donne che accettano sfide complicate. Un augurio per la finale di Valle Giulia!
 
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