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TomÓs Nevinson

Javier Marýas, Einaudi - 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 01/06/2022

TomÓs Nevinson TomÓs Nevinson Berta Isla, il precedente romanzo di Marìas, è stata una lettura straordinaria e intrigante. Questo, Tomàs Nevinson, è una sorta di sequel, se così si può dire parlando di un romanzo di grande qualità letteraria ma forse meno riuscito. Non perché la scrittura di Marìas mi abbia deluso, ma forse troppo lungo rispetto al suo obiettivo: come se l’autore avesse voluto tirare troppo la corda, raccontando nel dettaglio tutta la vicenda del terrorismo basco, dell’Ira, dell’Eta, di quegli anni terribili in cui numerose stragi hanno insanguinato la Spagna e l’Irlanda del Nord, l’Ulster, a scapito delle sue riflessioni, dei suoi rimandi letterari, della storia pubblica e privata del suo personaggio, Tomàs, che abbiamo ormai imparato a conoscere, ma forse non fino in fondo. La storia che Javìer Marìas fa raccontare in prima persona al suo protagonista ha un incipit fulminante che spiega le quasi seicento pagine del romanzo: “ Ho avuto un’educazione all’antica , e non avrei mai creduto che un giorno mi si potesse ordinare di uccidere una donna. Le donne non si toccano nemmeno con un fiore, non si arreca loro danno fisico e quello verbale va evitato il più possibile, sebbene loro non ricambino quest’ultima attenzione….”
 
L’agente segreto Tomàs, bilingue, dalla doppia personalità, madrileno per nascita ma inglese per formazione e professione, è ormai tornato a Madrid, vede saltuariamente la moglie Berta e i due figli, Guillermo e Elisa, lavora pigramente in ambasciata. Il giorno dell’Epifania del 1997, viene raggiunto da un’inattesa e sgradita telefonata. Il suo ex capo, il viscido ed ambiguo Tupra, in un caffè madrileno lo richiama in servizio: per un favore personale dovrà raggiungere una città del Nord Ovest, e sotto falsa identità, si chiamerà Miguel Centurion,  insegnante d’inglese, dovrà osservare attentamente e conoscere tre donne, una delle quali è un’agente dormiente del terrorismo che si è macchiata molti anni prima di delitti atroci. Tomàs  dopo averla identificata la ucciderà. Ci vorrà poco tempo, circa sei mesi, dopo i quali potrà tornare alla sua vita nella capitale. I dubbi dell’uomo, ormai ultraquarantenne, con una vita segreta passata intensa e drammatica, si manifestano in modo prepotente: si è stabilito nella città chiamata nel romanzo Ruan, ha conosciuto Celia, Maria, Inès. Tre donne molto diverse, con una delle quali, l’unica single, Inès Marzàn, comincia anche una relazione intima, nel tentativo di carpirne segreti e bugie. In tutta la narrazione dettagliata, piena di incisi, di citazioni, con l’onnipresenza dell’amato Shakespeare, di cui si ricordano interi brani del Macbeth, di Enrico III, e di tanta letteratura di cui Tom si nutre. Il nucleo filosofico del romanzo resta comunque quello del comandamento “Non uccidere”: cosà farà Tomàs Nevinson quando avrà scoperto l’identità della terrorista nascosta? E’ certamente lei? Dopo tanti anni passati senza alcun rapporto con trame, attentati, stragi, la persona è ancora colpevole e merita la morte? E sarà capace lui di uccidere una donna, benché riconosciuta colpevole? Chi aveva avuto l’occasione unica di uccidere Hitler e non lo aveva fatto, ha sbagliato? Una serie di interrogativi che hanno a che fare con la morale, con la filosofia, con la democrazia, con tante componenti del nostro vivere in comunità che Marìas affronta con il piglio del grande narratore, con la forza di uno scrittore che si è conquistato una grande autorevolezza non solo nel suo paese. Secondo il critico di Huff Post,  “Tomàs Nevinson è un romanzo colossale”: non apprezzo questa definizione, lo definirei un romanzo tormentato, nel quale l’autore mette in gioco convinzioni, dubbi, perplessità di carattere etico che, in questi nuovi temi cupi, si affacciano alla mente di tutti noi nei confronti della violenza politica e del modo di dare ad essa  risposte adeguate. Di sfuggita lo scrittore cita anche Cesare Beccaria, e non è un caso. Ci vogliono lettori forti per un libro come quello di Javier Marìas, ma la qualità letteraria delle sue pagine, la autorevolezza delle tante citazioni letterarie, la capacità di racchiudere in un libro tanta vita e tanta storia, ne riconfermano e giustificano la fama di grandissimo scrittore europeo. Forse il più grande.
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