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I giudizi sospesi

Silvia Dai Pra', Mondadori 2022

Ex libris - Elisabetta Bolondi 27/05/2022

I giudizi sospesi I giudizi sospesi La parola chiave di tutta la narrazione del romanzo di Silvia Dai Pra’ compare nel titolo: “sospesi”. Sospeso è ciò che non prevede una risposta alle tante domande che la scrittrice, facendo parlare il narratore, Felix/ Felice, nelle quasi cinquecento pagine necessarie per mettere il lettore di fronte alla assurdità di una famiglia della provincia italiana, al centro di una epopea negativa che la vede protagonista nel corso di alcuni decenni, fino a giungere ai nostri giorni.  Felix è il fratello minore di Perla, la quindicenne di cui tutti parlano, bravissima liceale che colleziona successi, versatile negli studi, figlia prediletta del padre, Mauro Giovannetti, professore di filosofia al liceo Lucrezio, nella cittadina poco distante da Roma dove si svolge gran parte del racconto. Il prof è bello e carismatico, di cultura progressista, ammirato da studentesse e colleghe; la moglie Angela, insegnante di disegno alla scuola media, aveva scelto di lasciare la sua attività di pittrice, con i suoi riccioli bianchi da tarda hippie, sembra sopportare allegramente il successo del marito; Felice, paffutello e riservato, legge molto e osserva dall’esterno la sua bella famiglia esemplare, colta, guardata con ammirazione e forse un po’ invidiata. In questo nucleo idilliaco irrompe come un ciclone un ragazzo di nome James Tocci: bello, occhi verdi, ignorante ma superbo, è l’oggetto d’amore assoluto per la perfetta Perla, che, dopo che lui è entrato nella sua vita, cambia repentinamente gusti, interessi, rapporti: rompe con la famiglia in modo plateale, ripudia tutto ciò che aveva caratterizzato la sua vita, insulta il padre e la madre, ignora il fratello, lascia a scuola, fugge con James che sposerà dopo essere scomparsa da casa. In tutto il seguito del romanzo, Perla scompare, riappare, muta atteggiamenti, vita, abitudini, desideri. Felix devastato dalla perdita della sorella, dei genitori, che dopo le dichiarazioni di Perla che ha svelato vite segrete, amanti, miserie, entrano in conflitto e abbandonano anche lui, travolti da depressione e frustrazione: Felix è l’unico superstite di questa disfatta. Continuerà ad inseguire Perla, a cercare di riavvicinarla, di decifrarne gli incomprensibili comportamenti, che hanno prodotto sulla sua stessa persona cicatrici insanabili.
 
Efficace il modo in cui Silvia Dai Pra’ ha saputo raccontare la scuola, da cui tutto parte: luogo di conflitto e di scarsa retribuzione economica, per gli insegnanti, soprattutto uomini, una carriera senza progressioni; rapporti difficili fra colleghi, incomprensioni, burocrazia demotivante, tentazioni che colleghe più giovani non sempre riescono ad evitare adulteri e tradimenti, consumati dentro un microcosmo dove tutti si conoscono. L’autrice conosce quel mondo, e lo racconta con lucidità, spesso “sospendendo i giudizi”, ma nondimeno andando a fondo nella ricostruzione di una società perbenista ma infelice, dove i rapporti si consumano clandestinamente mentre Perla, che ha il coraggio di scoperchiare le pentole all’interno della sua stessa famiglia, finisce per perdersi nella follia, nella fatica, nell’anoressia, nella perdita degli obiettivi nei quali era cresciuta e che le si rivelano fallaci. Perché James, un mediocre manipolatore, un ambiguo personaggio violento e dolce, piagnucoloso e aggressivo, seduttore seriale e piccolo ladro di paese, sfruttatore, riesce a tenere legata a sé la super Perla, figlia speciale, la studentessa modello, rendendola una sorta di derelitta, vittima sacrificale di una situazione difficile da decifrare? Ha una bella scrittura Silvia Dai Pra’, distesa nelle pur drammatiche vicende che la famiglia Giovannetti attraversa negli anni. Ecco il professore Mauro, il Fabio Testi del prestigioso liceo classico, ridotto ad una larva, pieno di sensi di colpa, distrutto nel fisico e abbandonato ai suoi incubi; la simpatica e comprensiva Angela, che diviene gelida, determinata a cambiare vita abbandonando tutti per divenire Preside in una scuola in Veneto.   Perla ha saputo creare ossessioni senza riposta, ha distrutto un patrimonio affettivo, e soprattutto se stessa: ma il sopravvissuto, il reduce di questa vicenda inquietante resta il narratore, Felix, che sembra voler assumere su di sé fallimenti, colpe, responsabilità. Dialoghi serrati, risposte mai date, una verità inconfessabile e irriconoscibile, che la scrittrice ha saputo rendere plausibile, come tutte le storie di violenza familiare senza ragione che riempiono le nostre recenti cronache, in un romanzo dalla struttura quasi ottocentesca, dove la famiglia si propone come groviglio irrisolto e dannoso
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