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Bobi

Elisabetta Bolondi Roberto Calasso, Adelphi - 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 01/10/2021

Bobi Bobi Roberto Calasso, il grande scrittore e editore, uomo di cultura dai molteplici interessi, è morto alla fine di luglio di quest’anno. A pagina 98 del piccolissimo volume di Adelphi, postumo,  il breve saggio di Roberto Calasso dal titolo “BOBI”, con  l’elenco degli ultimi volumi pubblicati nella collana Piccola Biblioteca Adelphi: si parte dal numero 500, per giungere al 766, “Ungenach” di Thomas Bernhard: non mancano tra le centinaia di titoli nomi come Borges, Simenon, Durrenmatt, Walser, Némisovsky, Richler, Manganelli, Zweig, Arbasino, Landolfi, Ceronetti, Céline, Gadda e naturalmente lo stesso Calasso, che firma questo ultimo ritratto dell’amico Roberto Bazlen, uno degli ideatori della mitica casa editrice Adelphi. Lo scrittore della Mitteleuropa, un po’ triestino, un po’ romano, un po’ milanese, un po’ genovese, un artista cosmopolita che dagli anni ‘30  ha incrociato, conosciuto, raccontato tutti gli autori più importanti del 900 europeo, su cui molto si è detto e scritto, emerge dal piccolo libro di Calasso con una notevole originalità : Bobi, il soprannome dato  dagli amici, fu uno scrittore multiforme, un critico attento e fulminante , un intellettuale a tutto tondo. Proverbiali i suoi giudizi sui grandi nomi della cultura del secolo scorso: denigrava Montale, era molto tagliente nei riguardi di Gadda, riteneva Svevo l’unico vero grande scrittore triestino. Calasso riporta intere citazioni dello stesso Bobi, colte in varie fasi della vita dello scrittore, povero, insicuro, in cerca d’aiuto, ma pieno di incontri stimolanti con artisti di qualità: a Roma la pittrice Leonor Fini, la Morante e poi ricorrente la Ljuba di Montale.
 
A Roma Bobi viveva in una stanzetta spartana a via Margutta, scendeva al caffè Greco, frequentava a piazza Navona il mitico bar Tre Scalini, combatteva una sua personale battaglia con la macchina da scrivere Olivetti, in epoca pre computer. Le sue affermazioni icastiche e lapidarie lasciavano spiazzato l’interlocutore: “Carlo Emilio Gadda, nevrotico quarantenne ex ingegnere vaticano che ha messo i caloriferi al papa vuole un posto alla Olivetti ma ha paura di disturbare.”: capace di demolire un grande scrittore quale fu Gadda, ma anche di esaltarne altri, “Se vuoi leggere il più inquietante demoniaco libro di tutta la letteratura universale, fatti venire Autodafè di Elias Canetti”. Roberto Calasso, tra le sue altre affermazioni sull’amico Bobi, ne scrive una estremamente efficace e sintetica: “Bazlen non fu solo l’uomo imprendibile ma anche colui che, per una ragione o per l’altra, non veniva preso.” In effetti da questo breve ma denso ritratto, esce una figura insolita, polemica, ma capace di lasciare un segno profondissimo nella letteratura europea ed italiana in particolare; immaginando cosa sarebbe diventata la Casa editrice Adelphi aveva affermato: “Faremo solo i libri che ci piacciono molto”: libri bellissimi, lo abbiamo sperimentato. Due personalità, Bazlen e Calasso, a cui l’editoria italiana deve molto.
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