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Nel nome del figlio

Bjorn Larsson, Iperborea - 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 10/09/2021

Nel nome del figlio Nel nome del figlio Lo scrittore svedese Bjorn Larsson, autore di molti romanzi  pubblicati dalla casa editrice Iperborea, presenta ora il suo ultimo libro, nelle cui pagine riecheggiano tanti temi cari allo scrittore, dal mare, è anche un noto velista, al mestiere di scrivere;  al centro della sua riflessione in forma di romanzo emerge soprattutto il rapporto con il padre, morto in uno strano e tragico incidente: durante una gara di pesca nei pressi di un lago, una piccola barca, troppo carica, si era inabissata con sopra otto persone, tra cui due bambini. Una delle vittime era il padre dell’autore, Bernt, allora nemmeno trentenne; pur essendo un esperto marinaio, non era riuscito a salvare nessuno dei suoi compagni, nemmeno sé stesso, malgrado i suoi vestiti fossero stati ritrovati nei pressi della riva, che non era troppo distante dal luogo del naufragio. Un urlo terribile aveva squarciato il silenzio della notte, quando la sorella di Bjorn che aveva appena nove anni, sua zia, aveva appreso del ritrovamento del corpo del padre. Lui al contrario non aveva avuto reazioni, apparentemente, anzi sembra che avesse addirittura espresso ad un compagno un senso di sollievo alla notizia della scomparsa di suo padre. Ecco allora che si affaccia nella lunga narrazione di Larsson il vero tema della sua riflessione: il ruolo della memoria, i suoi meccanismi selettivi, le rimozioni, l’oblio,  le difficoltà nell’operazione di mettere a fuoco i ricordi: con l’aiuto della sua vasta cultura letteraria lo scrittore  si serve di tante citazioni, di tanti rimandi a filosofi, pensatori, romanzieri che si sono cimentati su questo tema fondante della letteratura: da Marcel Proust a Italo Calvino, da Simone de Beauvoir a Stefan Zweig, da Natalia Ginzburg a Javier Cercas.
 
Bjorn Larsson si sofferma sui meccanismi psichici, citando ovviamente Freud, che presiedono al funzionamento dei circuiti mentali del ricordo, in una sorta di avventura della mente che indaga lucidamente sui rapporti fra genitori e figli, senza la retorica che troppo spesso accompagna queste ricostruzioni a posteriori. Bjorn Larsson nel ripercorrere le tappe della sua vita, sin dal giorno in cui il padre è scomparso, rivede anche il rapporto con sua madre, vissuta poi a lungo, con il resto della famiglia, con le loro reazioni di fronte alla enormità dell’incidente che aveva sottratto otto persone alla piccola comunità. Una narrazione piena di materiale autobiografico sul quale lo scrittore innesta la sua ispirazione di grande letterato, mescolando temi e riflessioni per lo più amare, sul vero ruolo che la genetica, la familiarità, l’ereditarietà possono scientificamente esercitare sulla costruzione della personalità di ciascun individuo. Il figlio protagonista parla di sé in terza persona, prendendo le distanze proprio dalla sua sensibilità di figlio, cercando di ricostruire ipoteticamente come sarebbe stata la vita del padre se non fosse stata stroncata, e come avrebbe influito sulla sua personalità. Nel libro ci sono tante domande che non possono avere risposte definite, ma che certamente sollecitano nel lettore un interrogarsi sulle proprie memorie, sul proprio passato, sulle perdite subite. L’uomo di mare, il grande scrittore, il figlio, il genitore di una figlia amatissima, l’insegnante di francese, tutte le varie sfaccettature di questo importante scrittore nordico ma anche molto mediterraneo, contribuiscono al fascino sottile di questo libro che fa commuovere, fa riflettere, fa ricostruire storie del passato e delle sensazioni della prima infanzia di tutti noi. Larsson passa molto tempo nel nostro Mediterraneo, ha sposato una pugliese, e si sente.
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