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Sulle tracce di Livingstone

Filippo Scammacca del Murgo, edizioni Infinito, 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 09/07/2021

Sulle tracce di Livingstone Sulle tracce di Livingstone Filippo Scammacca del Murgo ha prestato servizio come ambasciatore in Zambia e Malawi: il suo lavoro in quei paesi poco noti e poco ricordati gli ha dato lo spunto per questo interessante e coinvolgente libro che è pieno di molti temi: storia coloniale, geografia antropica, antropologia, religione, storia degli Italiani che dalla fine dell’800 sono andati in quelle terre lasciando un segno della loro presenza molto particolare: si tratta di missionari, laici e religiosi, imprenditori, commercianti, e talvolta anche avventurieri, che hanno contribuito a rendere questi vasti territori che appartenevano alla corona britannica più vivibili, più accoglienti, meno poveri. Leggendo il libro pieno di informazioni utili a chi in quei luoghi non è mai andato, tanto che si sente la necessità di consultare l’atlante o google maps per orientarsi in quel territorio grande quanto Francia e Germania. Il fiume Zambesi, il lago Nyasa, la mancanza di sbocco al mare, sono caratteristiche di questi luoghi che l’ambasciatore Scammacca racconta con una gran numero di  particolari,  inserendo le storie di tanti uomini e donne, italiani che nel tempo, dal Piemonte, come i due fratelli Jalla, dalle Marche, dalla Sabina, hanno stabilito la propria base di lavoro e di impegno in quelle terre  esplorate da Livingstone e divenute protettorato inglese col nome di Rhodesia, e poi divenite  indipendenti dalla fine del secolo scorso, assicurando con la loro presenza un grande miglioramento nell’economia, nell’imprenditoria, nella creatività che sono caratteristiche peculiari del nostro stile di Italiani. In tutto il libro ci si imbatte in temi di grande attualità, che l’autore richiama proprio con l’intento di non abbandonare all’oblio persone mai ricordate: ecco la presenza dell’arcidiocesi milanese, che con l’appoggio dell’allora arcivescovo Montini incoraggiò l’arrivo di missionari in Zambia. E ancora la presenza dei Valdesi, missionari laici di grande sensibilità, i Comboniani, le suore di Maria Bambina, le Francescane, e, in tempi molto più recenti, la presenza di volontari della Comunità di Sant’Egidio. Una delle opere più significative della presenza italiana in quei territori fu la costruzione della diga di Kariba, “una pietra miliare della presenza italiana in Zambia”: la diga avrebbe fornito energia frenando le acque del fiume Zambesi e rappresentava una sfida, in quanto espressione di una collaborazione internazionale: “disegnata da un progettista francese, finanziata anche dalla Banca Mondiale, il progetto esecutivo fu affidato, non senza ostacoli, ad un gruppo di aziende italiane, Impresit, che comprendeva tra gli altri Fiat e Lodigiani: il lavoro si concluse prima dei tempi concordati dal contratto, e vide operai e maestranze italiane lavorare fianco a fianco con i lavoratori indigeni, in un clima di collaborazione e di sintonia di cui i colonizzatori britannici non si erano mai resi protagonisti. Nel libro ci sono aneddoti, informazioni di carattere economico, racconti della vita di personaggi che hanno vissuto spesso con grande difficoltà in terre dove noi italiani non siamo mai arrivati come conquistatori/colonizzatori, ma come semplici viaggiatori, imprenditori, alla ricerca di diversi stili di vita, o più spesso spinti dalla voglia di aiutare altri popoli meno fortunati. Nelle ultime parti del volume Scammacca si interroga su un tema spinoso: esiste una democrazia africana? E come funziona, quanto è diversa dall’idea che noi occidentali abbiamo della parola democrazia?
 
“Nelle società dove gran parte della popolazione è in povertà, l’elettore vota per il candidato che gli cambia la vita, gli offre un posto di lavoro, il collegamento alla rete elettrica, l’edificazione di una scuola, di un ambulatorio, di una strada”.
 
Concetti semplici, parole appropriate, tante notizie inedite, una ricca bibliografia per chi voglia approfondire temi che guardano al nostro rapporto futuro con l’Africa, di cui noi dobbiamo occuparci seriamente, prima che una potenza come la Cina riesca a comprarla interamente.
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