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Cuore di rabbia

Marina Visentin, SEM, 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 25/06/2021

Cuore di rabbia Cuore di rabbia La vicequestore Giulia Ferro è stata trasferita a Milano, che aveva abbandonato anni prima, e ora si trova a lavorare a via Fatebenefratelli, la nota strada che ospita la Questura, quella nel cui cortile precipitò durante un interrogatorio l’anarchico Pinelli.  Alfio Russo, collaboratore bello e spiritoso, e l’ottuso agente Abete lavorano con lei. C’è stato un rapimento, la vistosa settantenne Esmeralda Musumeci è scomparsa da casa: l’autista, la domestica, la nuora, la figlia, il genero, figura in vista nella politica cittadina, i due figli maschi che vivono lontano, tutti vengono sentiti da Giulia: nessuno dà risposte convincenti, anzi durante gli interrogatori Esmeralda appare come una persona poco amata e rimpianta.  Il suo cadavere bruciato sarà trovato decapitato in mezzo ad un bosco. Ma la mente di Giulia Ferro è occupata anche di un altro delitto irrisolto: venticinque anni prima Letizia, sua compagna di università, alla vigilia del matrimonio con un ricco farmacista, era stata trovata morta, anche lei carbonizzata, e le indagini non avevano portato alla scoperta di alcun colpevole. Giulia ha sognato ripetutamente la sua amica Letizia, e piena di inquietudine ha deciso, contro il parere del collega Alfio, di riaprire privatamente quella indagine certamente mal condotta a suo tempo. Le due storie finiranno per incrociarsi e dar vita ad una serie di imprevedibili colpi di scena. Giulia Ferro, determinata a scoprire gli autori dei due delitti, seguirà le sue intuizioni non esitando a raggiungere una baita solitaria sul Mottarone, dove uno strano tipo sa molte cose del passato; una farmacia storica sul lungolago di Stresa e anche l’isola di Salina nell’arcipelago delle Eolie, sarà una meta che Giulia raggiunge nel tentativo di chiarire misteri che riguardano un passato mai del tutto svelato. Il genere “thriller” a cui  il libro di Marina Visentin appartiene, non è del tutto esaustivo: quel che più mi ha colpito infatti, come d’altra parte era avvenuto nel precedente romanzo della scrittrice, “La donna della pioggia”, è la capacità di analizzare una società alto borghese che nelle pagine del romanzo appare in tutto il suo cinismo: i rapporti tra i vari personaggi del libro sono improntati a egoismo, freddezza, mancanza di empatia che mostrano un mondo davvero spaventoso, a cui la narratrice si accosta con lucida oggettività. La Letizia morta venticinque anni prima e apparentemente mai rimpianta, come non è rimpianta Esmeralda, mostrano come il femminicidio sia una malattia endemica: le più diverse pulsioni, gelosia, rivalità, invidia, avidità, competono con un maschilismo ed una violenza nei confronti delle donne che non si riesce a debellare. Soldi, gioielli, potere, arrivismo, muovono i comportamenti di molti dei protagonisti di questa storia amara, ma vedremo che c’è di più e di peggio, e lo scopriremo solo nelle ultime drammatiche pagine del romanzo.  Visentin ci accompagna per le strade note e meno note di Milano, ci fa scoprire angoli nascosti, ci porta in auto sulla Milano Laghi verso il lago Maggiore, ci descrive bar, ristorantini, parrucchieri, interni di case lussuose dove la filippina indossa divisa, grembiulino e crestina inamidata. E’ brava a descrivere gli interni dove ambienta la vita dei suoi personaggi: un anziano hippie, una sorta di guru che somiglia al Kabir Bedi del tempo del Corsaro nero, abita in via Telesio, “in un open space bianco abbagliante, grande quanto una palestra e praticamente privo di mobili. Due divani bianchi…..mentre il pavimento di legno anch’esso dipinto di bianco, è disseminato di piccoli cuscini  colorati e rotondi, che spiccano come bottoni man non sembrano altrettanto utili.”. La voce narrante Giulia è una poliziotta con una infanzia difficile e sofferente, dotata di uno spietato senso critico, capace di guardare in faccia anche i sentimenti più nascosti, gli istinti più turpi, i segreti inconfessabili. Il ritmo è rapido, incalzante, le citazioni appropriate, Giulia aveva studiato filosofia e non le mancano Kant e Husserl nel suo bagaglio, come i tanti film, i cibi, i caffè consumati in albe nebbiose dopo notti insonni. Il nucleo del libro è certamente la relazione difficile tra genitori e figli, declinata qui in modi diversi, per lo più drammatici, in una terribile mancanza d’amore che pervade l’intera narrazione, di cui la protagonista offre un lucido e coraggioso spaccato. Non solo thriller, dunque, ma indagine accurata su mondi spietati.
 
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