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Dante in love

Giuseppe Conte, Giunti - 2021

Ex libris - Elisabetta Bolondi 05/03/2021

Dante in love Dante in love Nel settimo centenario della morte di Dante Alighieri lo scrittore Giuseppe Conte (un omonimo, naturalmente), scrive un romanzo originale, a metà tra il fantasy, e la visione, il sogno, così evocativi. La prima parte del libro è la storia di fantasia: Dante, un’ombra, compare a Firenze per un’intera notte, ritrova la sua città cambiata, si confronta con le caratteristiche dei nostri tempi, scorge vicino al suo amato Battistero di San Giovanni un giovane senza tetto malmenato dalla polizia, malgrado sia difeso da una giovane donna, dal volto pieno di efelidi, un’americana, che lui si mette a seguire fino alla spalletta dell’Arno. Il poeta rivede l’Arno, ma scorge anche due ragazzotti che aggrediscono la bella ragazza: lui è un’ombra, non può soccorrerla, ma lei con agili mosse si difende e li mette in fuga. Dante è ormai preso dal fascino di Grace, e decide di seguirla, convinto che lei in qualche modo ne percepisca la presenza.  In casa sua ci sono computer, tanti libri, un amico, Paolo, che la raggiunge, una telefonata tempestosa con la madre a Baltimora. Quando la ragazza resta finalmente sola con la sua gatta Kelly, anche Dante, invisibile ombra, si stende vicino a lei, per provare ancora una volta la vicinanza con una donna amata: al culmine di questa notte surreale, Grace prende sul comodino un libro con l’effigie del poeta, e lo bacia. Per Dante questo sembra il riconoscimento che conta di più: si sente amato.
 
Quando lascia la casa di Grace/Grazia, e ritorna nei pressi del Battistero, trova accovacciato sui cartoni il senzatetto che credeva in prigione. Ma lui riconosce il poeta, lo vede, perché è un angelo scagliato in terra dal Signore: aveva chiesto di poter rivestire carne e sangue umani, ed era stato esaudito. Ora si trascina nella miseria e nella emarginazione, pentito della sua scelta dissennata. Giuseppe Conte ama e conosce Dante, ne cita i testi, soprattutto quelli che vedono Alighieri come “Fedele d’amore”. Per me che ho lavorato su Dante ogni anno della mia vita d’insegnante, rileggere e ritrovare le liriche note, i passi della Commedia più amati, le rime apparentemente  facili della Vita Nova, gli amati Lapo Gianni, Guido Cavalcanti, Guido Guinizelli, la storia struggente di Paolo e Francesca, la commozione di Dante nel descrivere quell’amore per il quale un libro era stato “galeotto”, mi hanno riportato indietro nel tempo e fatto capire, se ce ne fosse stato bisogno, quanto Dante è parte di noi, delle nostre radici culturali, politiche, umane, sentimentali. L’amore cantato dai nostri poeti trecenteschi è qualcosa di gigantesco, di immortale, di universale, come la lingua italiana che Dante ha contribuito a creare. La peculiarità di questo romanzo sta nel mettere il poeta vissuto nei tempi cupi e oscuri della nostra storia, con quelli altrettanto difficili e problematici di oggi: allora la peste, oggi la pandemia di cui non si vede la fine. Allora l’esilio e la condanna a morte, ora la solitudine e la violenza su tutto il pianeta. Dante ascolta la bella Grace, amore spirituale e virtuale come quello per Beatrice, che parla inglese, e di quella lingua capisce solo una parola: LOVE. Io ti lovvo, si permetterà di pensare, rivolto alla studentessa americana del ventunesimo secolo, che non sfigurerebbe in compagnia di “quella ch’ è sul numer delle trenta”. In questa parte del libro l’autore ci lascia una sorta di antologia ben commentata dei brani citati nella parte romanzesca: un ottimo ripasso del canto V dell’Inferno, del mito di Beatrice, che comprende la teoria del Dolce Stil Novo da cui Dante parte, giovane scapestrato fiorentino in cerca di avventure amorose, per diventare il “maturo pellegrino celeste nel mondo ultraterreno alla ricerca della visione di Dio”.
 
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