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Gli onorevoli duellanti

Giorgio Dell'Arti, La Nave di Teseo - 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 26/11/2020

Gli onorevoli duellanti Gli onorevoli duellanti Una foto seppia ritrae un gruppo di notabili dei primi anni del 900, con cilindro e redingote, in attesa che abbia luogo un duello, è la copertina del romanzo di Giorgio Dell’Arti, “Gli onorevoli duellanti” che ricostruisce un episodio avvenuto negli anni dieci del secolo scorso:  protagonisti una serie di uomini politici, militari, aristocratici, donne del bel mondo, che diedero vita ad una commedia quasi tragica. Il sottotitolo del libro, “Il mistero della vedova Siemens”, ci guida in una società europea nella quale alleanze, relazioni, spionaggio, sono il contesto nel quale si va maturando la Prima Guerra Mondiale. La bella ed intrigante protagonista del racconto, Eleonora Fussli, tedesca, vedova di uno dei Siemens, la compagnia che aveva costruito la rete elettrica che aveva finalmente unito l’Europa, era venuta a vivere a Roma. Nei salotti più esclusivi della recente capitale del regno, in piena età giolittiana, la Belle Epoque, la fascinosa Nora, poliglotta, intesse relazioni amorose con importanti militari: si trova in casa del Capo di Stato maggiore dell’Esercito, Tancredi Saletta, quando lui muore: ne è l’esecutrice testamentaria. Le avrà rivelato segreti militari l’anziano ufficiale? E come sono i rapporti intimi che lei intesse con il senatore Fecia di Cossato, anche lui immerso nelle segrete cose degli Stati Maggiori?  Siamo in piena atmosfera cospirativa, la Triplice Alleanza che lega l’Italia all’Austria Ungheria di Francesco Giuseppe e alla Prussia del Kaiser, è vista con ostilità dalla sinistra italiana: il deputato milanese dell’Estrema Eugenio Chiesa, chiederà conto in Parlamento della presenza della vedova Siemens al capezzale del generale Saletta: è una spia tedesca, capace di raccontare i segreti delle manovre militari italiane ad orecchie indiscrete? Dopo schermaglie sempre più violente che coinvolgono deputati, senatori, alti ufficiali, si arriva prima ad una violenta scazzottata nei corridoi della Camera, ed infine al duello: il pingue Eugenio Chiesa, che non ha mai toccato un’arma, è costretto ad imbracciare la sciabola, per affrontare i suoi oppositori.  La parte dei duellanti è una specie di pochade, che impegna cortei di vetture in cui si stipano i protagonisti del duello insieme a medici, infermieri, testimoni, che si inseguono nella campagna romana, tra osterie, fabbriche di pasta, fattorie piene di animali al pascolo.
 
L’autore tratta la materia con ironia, usando un linguaggio che si riferisce all’epoca in cui le vicende si sono svolte, raccontando pezzi di costume irresistibili: gli abiti di Eleonora, le sue scarpine con fibbie d’argento, i dessous, i paletot, i frack, le redingote, ci raccontano quel clima festoso e angoscioso ad un tempo, quello che precede la tragedia della guerra, di cui tutti sembrano ignari, protesi all’affermazione di un presunto onore da difendere con patetici duelli all’arma bianca. Nelle ultimissime pagine del libro, romanzo, saggio, réportage, cronaca giornalistica, l’autore spiega con chiarezza il significato profondo che si celava dietro alla mania del duello. C’è nel libro  un’attenta analisi della società italiana di inizio secolo,   che attraverso una certa leggerezza nell’uso del linguaggio e di una velata ironia, ci racconta un mondo quasi farsesco, nel quale anche i personaggi più in vista della classe dirigente, si muovono come su un palcoscenico, pronti a indossare maschere che li rendano migliori agli occhi del pubblico, mentre nel segreto delle alcove, nel corridoio dei Passi Perduti, negli appartamenti aristocratici al centro di Roma, nelle stazioni termali alla moda, si consumano interessi economici opachi, amori improbabili, rapporti falsi. La figura di Chiesa, raccontata nelle ultime fasi della sua vita, sembra riscattare l’immagine perdente di molti dei duellanti.
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