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La pattuglia dei bambini

Deepa Anappara, Einaudi Stile Libero, 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 06/11/2020

La pattuglia dei bambini La pattuglia dei bambini Deepa Anappara, giornalista indiana proveniente dal sud dell’India ma ora residente  in Inghilterra, ha scritto questo romanzo coraggioso in un momento in cui l’India, governata da una destra autoritaria, vive terribili contraddizioni: un paese in cui  incredibili sacche di miseria e degrado del tutto  insopportabili, si scontrano  con  un’economia che cresce,  portando  una  ricchezza spropositata in poche mani corrotte e potenti. La narratrice sceglie di dar voce a un gruppo di bambini che vivono in una baraccopoli di una grande città indiana non identificata. Il loro basti, una zona sovraffollata, priva dei più elementari requisiti di vivibilità, vede questi ragazzini protagonisti di una vita di strada: vivono in una sola stanza, senza acqua, senza servizi igienici, in totale promiscuità, ma vanno a scuola, vestono una divisa, hanno la tv e il cellulare, sognano Bollywood e sperano raggiungere Mumbai. Jai ha nove anni,  vede molti polizieschi in televisione, e quando sparisce un suo compagno di scuola,  insieme agli amici Pari e Faiz decide di mettersi a fare il detective: la polizia non dà seguito alle richieste della famiglia del ragazzino scomparso, anche se in un crescendo drammatico cominciano a sparirne altri, piccoli e adolescenti, maschi e femmine, indu e musulmani, finché anche la sorella del protagonista, Runu-Didi, una giovane promettente velocista, scompare anche lei. Di tutti questi ragazzi non si sa più nulla, malgrado le ricerche che i genitori fanno con caparbietà: la polizia li ignora a lungo, fino a quando si scopre che un domestico che lavora in un lussuosissimo attico nel grattacielo al centro della città, si dichiara colpevole di aver rapito e ucciso i bambini. Un serial killer? Un rapitore per vendere gli organi? Un caso di pedofilia, per fornire   film e immagini porno? Non si sa, perché Deepa Anappara si sofferma soprattutto sulla personalità dei ragazzini, sulla loro intraprendenza, sulla speranza che li nutre malgrado vivano in un mondo oscenamente ingiusto e crudele. Confesso che, malgrado il successo tributato al romanzo da parte del mondo letterario anglosassone, il libro,  pur letterariamente interessante, si legge in italiano con qualche difficoltà: malgrado la traduzione impeccabile di Monica Pareschi, è necessario ad ogni pagina rivolgersi al glossario, tale è la complessità dell’ambiente linguistico in cui il racconto si dipana, rendendo la lettura a volte faticosa, che rischia di  far perdere di vista la denuncia potente e drammatica che l’autrice rivolge alla politica del suo paese: ingiustizie, violenze, miseria, sperequazioni esagerate, e soprattutto la fragilità del mondo dei bambini, esposti ad una economia di rapina e di sopraffazione che ci interroga sul sistema politico che consente simili efferatezze.  Jai, Runu-Didi che sogna di vincere le gare di corsa, la giovane estetista che sogna di fuggire dall’inferno, bambini ed adolescenti disperati ci restano nel cuore a lungo.
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