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L'attrice

Anne Enright, La Nave di Teseo - 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 23/10/2020

L'attrice L'attrice La scrittrice irlandese Anne Enright racconta nel romanzo L’attrice ( La Nave di Teseo 2020), il rapporto tra una figlia adulta e sua madre,    attrice molto nota negli anni alla fine del secolo scorso, svelandone i difetti, l’eccentricità, la follia che la pervase nelle ultime fasi della sua vita, parlando molto di lei, ma moltissimo di sé, del suo rapporto difficile e discontinuo con la bella Catherine O’Dell, figlia di attori girovaghi, assurta al livello si star quasi internazionale, e poi precipitata nell’oblio come di prammatica in ogni storia che vede una protagonista che si avvia alla decadenza dopo essere stata oggetto di amore e venerazione da parte del pubblico. La narratrice non fa sconti né alla  madre, ma neppure alla voce narrante, la figlia: nel libro   il presente e il passato si alternano,  con tanti episodi di vita trascorsa insieme, a partire dall’infanzia, per poi seguire un filo che accompagna il successo straordinario della piccola e bellissima Catherine, dagli occhi verdissimi, nata Fitzmaurice, a Londra, ma poi divenuta una eroina irlandese, dopo aver abbandonato l’Inghilterra e la sua lingua,  essersi tinta di rosso i capelli, essersi proposta come esponente del teatro e della cinematografia irlandese. Quel che più colpisce in questo romanzo dalla scrittura piena di sensibilità, a volte dura e tagliente, è la storia di un rapporto madre-figlia doloroso: la bambina era nata senza aver mai conosciuto suo padre, di lui neppure il nome era stato mai pronunciato; questo forse il primo trauma di Norah, che cresce in una casa di Dublino con la tata Kitty, subendo le assenze della madre, al culmine del successo sui palcoscenici americani e sugli schermi dove interpreta ruoli di grande successo.
 
E’ una brava attrice Catherine, diligente e coscienziosa, ambiziosa anche, ma alla fine non troppo fortunata. La figlia diventa adolescente, vede in casa avvicendarsi tanti uomini, registi, collaboratori, produttori: fra essi emerge la figura di un sacerdote, il gesuita padre Des, che avrà un ruolo significativo nella vita dell’attrice, e un'altra figura, che si segnalerà come amico nemico di entrambe: madre e figlia alle prese con una figura maschile che le coinvolge con gravi conseguenze per il loro rapporto. Catherine e Norah sono donne libere, sessualmente evolute, sostanzialmente diffidenti degli uomini, alla ricerca di una loro intesa profonda anche se segnata da abbandoni e ritorni. Nel libro scorrono tante immagini, tanti nomi noti di cineasti, registi, attori: Catherine sposa un omosessuale da cui si separerà, accetta anche ruoli improbabili, diventerà famosissima in patria per la campagna pubblicitaria di un panetto di burro, e poi entra in una zona oscura di follia, per la quale sparerà ad un piede di un amico produttore con drammatiche conseguenze per tutti. Nella pagina dei consueti ringraziamenti, l’autrice si affretta a precisare che “i personaggi principali di questo libro sono puramente di fantasia e non sono ispirati a nessuna persona viva o morta...”: peccato, il romanzo appare così vero, così realistico, così improntato a personaggi che sembra proprio di leggere una dolorosa autobiografia. Romanzo interessante, coinvolgente, originale, capace di ricostruire con sapienza ambienti, atmosfere, eventi politici di una cultura, quella irlandese, non molto raccontata.
 
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