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Un anno a giugno

Anna Balzarro, De Merangoli editrice - 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 02/10/2020

Un anno a giugno Un anno a giugno La storica Anna Balzarro, si avvicina in questo romanzo  alla storia di un gruppo di famiglie romane colte nel 1943, che fu, fino alla liberazione della città il 4 giugno del 1944, un vero incubo che nel romanzo viene raccontato attraverso l’intreccio delle vicende di  una serie di gruppi familiari che vissero quei momenti che sono  una pagina di storia ben conosciuta da molti, spesso ignorata o dimenticata da troppi altri: ecco che l’autrice, servendosi delle fonti private, foto e testimonianze della sua famiglia, e di quelle d’archivio, è direttrice e studiosa dell’Istituto di Storia romana dal fascismo alla Resistenza, l’Irsifar, costruisce una trama servendosi di personaggi che trae dai racconti della sua famiglia. La capacità di mettere insieme pubblico e privato, storie personali e vicende pubbliche, contribuisce al fascino di questo racconto, pieno di pathos ma  ricco di un’umanità colta soprattutto  nei momenti della quotidianità, delle difficoltà incredibili che i cittadini romani dovettero affrontare in quei mesi che videro la caduta del fascismo, la speranza della fine della guerra, i nove mesi di occupazione dell’esercito nazista invasore, la presenza disperata dei fascisti che non esitarono a colludere con i tedeschi spiando,  denunciando, arrestando. Sono tanti i personaggi che affollano il racconto, provenienti dai diversi quartieri della città: Centocelle, il Quadraro, Piazzale delle Province, via Poerio a Monteverde, i Prati nei pressi del Vaticano, via Monti Parioli. Molto spazio viene dato ai bambini e agli adolescenti, costretti a crescere troppo rapidamente: ecco Armida e Marisa, due liceali figlie di un avvocato: la tata Giuseppina veglia su di loro seguendole nello spostarsi della famiglia dopo che la loro casa è stata distrutta dal bombardamento del 19 luglio, quello famoso di San Lorenzo: affitteranno un appartamento provvisorio, troppo lussuoso per loro, ai Parioli: lì per un caso avverrà l’incrocio fortuito con un altro giovane, uno slavo fuggito dal campo d’internamento di Alatri, e rifugiatosi in una soffitta, protetto dalla domestica Elettra.
 
E ancora la famiglia fascista che si trova per caso a salvare la vita di una giovane sarta ebrea, mentre tutta la sua famiglia viene razziata il 16 ottobre. Le date significative e gli eventi della grande Storia si mescolano con episodi piccoli, con le difficoltà nel reperire il cibo, con la necessità di accogliere amici dividendo con loro il poco necessario, che l’abilità narrativa di Anna Balzarro ce le rendono vicine, quasi fossimo anche noi testimoni di quelle tragedie, simili a quelle che ci siamo tramandati nei racconti  delle nostre famiglie: il bombardamento di San Lorenzo, l’attentato  di via Rasella con le conseguenze orribili della rappresaglia, la deportazione degli uomini al Quadraro, la fame perenne, la paura dei tedeschi, la pericolosità degli spostamenti, la lontananza e la mancanza di notizie di chi era riuscito a raggiungere i partigiani, dopo lo sbarco di Anzio che illuse troppo a lungo i romani che la liberazione da parte degli Alleati fosse imminente. Una radio aggiustata abilmente da Nino, un ragazzino intraprendente, il coraggio di Liliana, che dopo il bombardamento vede i suoi capelli di ragazza imbiancarsi, Giulio, giovane ma già maturo, innamorato di Armida, conosciuta al liceo Dante,  anche se ora sono lontani, lei va al Giulio Cesare ed è molto difficile  incontrarsi in una città dove il coprifuoco, la paura degli attentati, i tedeschi sempre più spaventati e violenti non fanno sconti ai romani che tentano la Resistenza, fabbricando i famosi chiodi a tre punte: li sanno fare pure “i regazzini”, dirà Umberto, fabbro, che rischierà la morte per assideramento nelle gelide montagne abruzzesi, aspettando i liberatori. Il corredo di fotografie originali che nel romanzo costituiscono un prezioso apparato iconografico, fanno pensare alle immagini che stanno nei cassetti di tutte le case di noi romani.
 
Ringrazio l’autrice per alcuni spunti del libro in cui ho risentito la voce di mia madre: anche lei era sulla circolare diretta all’università il 19 luglio del 43, e si salvò per caso; anche lei ascoltava di nascosto la radio, anche lei ebbe quasi pena guardando dalla finestra di viale Mazzini le colonne di soldati tedeschi, sporchi e laceri che lasciavano Roma. In questo libro colto, pieno di informazioni storiche verificate dalla studiosa, si respira tuttavia un’aria di normalità, quella che le famiglie dovettero in qualche modo mettere in atto per sopravvivere. Libro per i ragazzi che non sanno, per gli adulti che non ricordano.
 
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