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Ragazzo italiano

Gian Arturo Ferrari, Feltrinelli, 2020 (tra i 12 libri candidati allo Strega 2020)

Ex libris - Elisabetta Bolondi 27/03/2020

Ragazzo italiano Ragazzo italiano Gian Arturo Ferrari racconta le tre fasi di una iniziazione alla vita adulta del piccolo Ninni, bambino, ragazzino, ragazzo che si svolge dai primi anni Quaranta del secolo scorso per attraversare il dopoguerra fino al mutamento della storia italiana alla vigilia del Sessantotto. L’autore ci racconta come il suo alter ego, il bambino timido, malaticcio e balbuziente, adorato dalla nonna Emma, amato con preoccupazione dalla madre, guardato quasi con fastidio dal padre, riuscirà ad uscire dalle premure familiari per entrare con sofferenza e consapevolezza nell’adolescenza, per poi guadagnarsi un’indipendenza intellettuale dovuta alla personalità che finalmente riuscirà ad emergere. La ricostruzione della vita di un bambino vissuto tra la campagna emiliana, dove la nonna possedeva poderi, e un paese della provincia lombarda, dove nei mesi di scuola Ninni abitava con la sorellina e i genitori, è uno specchio fedele della società italiana che si propone la ricostruzione dopo gli anni della guerra. Tanti sono i temi che Ferrari affronta nei brevi capitoli della narrazione: la famiglia piena di segreti mai rivelati, di incomprensioni che vengono da lontano, di rapporti difficili, di gerarchie incomprensibili agli occhi attenti del bambino.
 
La descrizione dei riti della campagna, il ruolo padronale della nonna, maestra rigida, sempre vestita di scuro dopo la precoce vedovanza, ma determinata a dare al nipotino un metodo di studio solido che lo affranchi dalla modestia dell’istruzione in quegli anni difficili, condurranno il bambino alla scuola media con ottimi risultati. Tutto il percorso scolastico di Ninni, quando la famiglia si trasferirà a Milano in un appartamento nuovo, con il bagno e l’ascensore, sarà punteggiato dalle figure significative degli insegnanti, punti di riferimento per il ragazzino che vede nella scuola la sua possibilità di promozione sociale, oltre che culturale. La vita scolastica, la separazione tra femmine e maschi, le ragazze con i calzini bianchi e il grembiule nero, i maschi in giacca e cravatta, come piccoli impiegati, ma in compenso il latino studiato in profondità, autori, versi, poesie a memoria, Carducci, Pascoli, Leopardi, è lo specchio che riflette la scuola seria, talvolta rimpianta, di molti di noi. Gli anni del ginnasio, nel prestigioso liceo milanese, con la professoressa di lettere che tempestava con verbi latini e greci, versioni quotidiane, poco italiano, giusto i Promessi sposi; poi finalmente il triennio liceale, con un insegnante come Fumagalli, elegante, colto, aperto,  impegnato; il preside Zevi, rabbino toscano che non parlava mai di Shoah anche se era avvenuta solo pochi anni prima, raccontano una scuola che ha contribuito a formare la classe dirigente proveniente dalla borghesia della cultura e delle professioni che è riuscita ad assicurare la rinascita del nostro paese.
 
Il sesso, l’amore, il desiderio di viaggiare, i libri, gli autori famosi, i giornalisti, c’è veramente un intero spaccato della società italiana trasformata dal boom economico, dalle automobili, loro prenderanno una 1100 bicolore, con le pinne. La televisione, che veniva guardata soprattutto in paese al bar, consentiva agli uomini di poter uscire di casa. In famiglia ci si riuniva per il Musichiere o Lascia e Raddoppia, per la puntata del romanzo sceneggiato, che consentì un’alfabetizzazione di massa e contribuì all’evoluzione del costume e alla nascita di una nuova socialità. Un filo di malinconia sembra percorrere le pagine del racconto di Gian Arturo Ferrari, quasi una sorta di rimpianto per una società italiana più povera, più sobria, più bigotta nelle relazioni, ma forse per certi versi più unita e solidale nel desiderio di uscire dalla gabbia della miseria, del pregiudizio, della divisione classista della società. Brutte piastrelle gialle, brutti arredi, treni maleodoranti e affollati, ma anche la possibilità di frequentare i Lunedì letterari, di incontrare Franco Fortini, di vincere per merito scolastico una vacanza indimenticabile nella Grecia del mito, conosciuta solo dalle pagine dei manuali scolastici.  Un come eravamo intenso e affettuoso, quello raccontato in questo romanzo autobiografico, nel quale ritrovarsi cresciuti, come Ninni divenuto poi Piero, un giovane adulto proiettato in un futuro irto di difficoltà ma fornito di solidi strumenti per affrontarlo.
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