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Cose che si portano in viaggio

Aroa Moreno DurÓn, Guanda 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 20/03/2020

La copertina del libro La copertina del libro Questo romanzo della esordiente scrittrice spagnola Aroa Moreno Duràn è pieno di dolore, in tutte le sue pagine. E' Katia la voce narrante e dolente protagonista di questa storia, una studentessa universitaria di Berlino est nel 1956. Figlia di comunisti spagnoli emigrati durante la guerra di Spagna, è nata a Berlino e vive la realtà dura nel regime oppressivo della Ddr nel primo dopoguerra: sua madre Isabel, il padre Manuel e la sorella minore Martina sopravvivono con difficoltà nel clima cupo della Germania dell'Est: razionamento dei cibi, mancanza di libertà, scarsità di oggetti, nessuna occasione di svago. Il padre è un comunista convinto, fedele al partito, ora fa l'operario in fabbrica dopo la fuga dal piccolo villaggio spagnolo a seguito della vittoria del franchismo.
 
Katia incontra per caso un ragazzo che viene dall'ovest, che la segue, la corteggia, le propone di passare dall'altro lato del muro che nel frattempo è stato costruito a separare la città, le famiglie, gli abitanti, i pensieri, gli affetti. Johannes attrae Katia in modo che neppure lei capisce, e la spinge ad accettare un passo drammatico nonché definitivo: lui le procurerà il pericoloso passaggio della frontiera fra le due Germanie, consapevoli ambedue che non c'è possibilità di tornare indietro. Il viaggio della ignara e incosciente Katia a bordo di una macchina nera guidata da uno sconosciuto che si presenta come suo marito, i documenti attestano che faranno la luna di miele in Cecoslovacchia, è drammatico e pieno di pathos. Poi, avventurosamente Katia arriverà in un piccolo paese del sud della Germania, dove vive Johannes.
 
Un matrimonio triste il loro, con i suoceri ostili, la vita quotidiana agiata ma priva di calore. La figlia Theresa, poi la seconda Isabel, non riescono a sanare la freddezza e l'incomunicabilità tra i due coniugi. Solo molti anni dopo, caduto il muro, Katia tornerà a Berlino alla ricerca della sua famiglia abbandonata venti anni prima, e troverà una verità inattesa e drammatica. Poco più di venti capitoli, quelli che l'autrice costruisce per raccontare l'est, l'ovest, la terra di nessuno, l'altro lato, una storia di perdenti non molto raccontata, una ferita forse mai risanata dell'Europa novecentesca. Una valigia piena di oggetti, di carte, di cimeli, di testimonianze, l'intera vita di una famiglia sballottata dalla violenza della grande Storia emerge alla fine del racconto, con una intensità che colpisce al cuore. Un grande talento, quello della giovane Aroa, capace di raccontare con una lingua sorvegliata, a tratti poetica.
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