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Lontano lontano

Una piccola perla sui sogni, la vecchiaia e la generosità

Il Cinefilo 28/02/2020

Una scena del film Una scena del film Gianni Di Gregorio, l'autore-regista-attore romano che nel 2008 ci regalò "Pranzo di Ferragosto", torna nelle sale con una piccola perla ammantata di tristezza e poesia. "Lontano lontano" è un film sui sogni, sulla vecchiaia e sulla generosità, ambientato in una Roma ferragostana, fra Trastevere e la periferia di Tor Tre Teste, con lunghe sequenze di camminate per strade deserte e assolate e di corse in autobus per una volta funzionanti e forse anche puntuali. La trama è semplice: tre anziani single, ciascuno a suo modo emarginato (un insegnante di latino e greco in pensione, un suo conoscente da bar che vivacchia con la pensione minima tra debiti, morosità e "gratta e vinci" e un rigattiere che sbarca il lunario vendendo mobiletti restaurati nei mercatini) si mettono in testa di andare a vivere in un "paradiso previdenziale", dove non si pagano tasse sulle pensioni e con pochi soldi si potrebbe anche aprire un alberghetto.
 
Con l'aiuto di un anziano e dotto professore individuano il Paese che fa per loro e iniziano le pratiche per partire, tra gelidi uffici previdenziali e rigattieri che gli acquistano per pochi euro libri pregiati e suppellettili improbabili. Ma preparandosi al viaggio, scoprono motivi per restare: l'incontro con una signora da tempo vagheggiata; il rapporto con una figlia di cui si scopre l'affetto e con un fratello con cui i rapporti si erano da tempo guastati. Il desiderio (e la paura) di andare "lontano lontano" trascolora nel desiderio di restare "vicino vicino", tra rassicuranti bicchieri di vino, grigliatine e fette d'anguria. Qualcuno partirà al posto loro. La morale del film è duplice. Primo: gli anziani restino attaccati alle loro radici, senza abbandonarsi a sogni improbabili per i quali non hanno più l'età. Secondo: la generosità, che attraversa delicatamente tutto il film, appartiene più ai poveri che ai ricchi. Si esce dalla sala con un sottile (e benefico) senso di colpa.
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