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Il bambino nascosto

Roberto And˛, La nave di Teseo 2020

Ex libris - Elisabetta Bolondi 31/01/2020

La copertina del libro La copertina del libro Gabriele Santoro, insegnante di pianoforte al Conservatorio napoletano San Pietro a Maiella, è il protagonista del romanzo "Il bambino nascosto" del regista e scrittore Roberto Andò. Una storia inquietante, quella che vede il Maestro al centro di una faida di camorra dai risvolti drammatici. L'uomo vive solo in un quartiere malfamato, Forcella, circondato da camorristi violenti. Un giorno, mentre in attesa di un pacco lascia la porta di casa socchiusa, ha la sorpresa di trovarsi di fronte a Ciro, il figlio di Carmine, uno degli uomini della manovalanza criminale del boss di zona. Il ragazzino è scappato dall'appartamento sottostante e si sta nascondendo: uno scippo fatto insieme all'amico Rosario ha causato il coma della vittima, che per caso è proprio la madre del capo zona, che certo non perdonerà. I due ragazzini sono in pericolo, e Gabriele, che ne è consapevole, accetta di nascondere a suo rischio il bambino spaventato e arrogante, violento a parole ma terrorizzato da quanto gli accadrà se verrà raggiunto dai sicari del boss: non lo difenderanno i genitori, che di quella banda fanno parte.
 
Comincia così la strana convivenza tra Gabriele Santoro, colto e raffinato, e il piccolo delinquente e straccione: uno parla in italiano, l'altro un dialetto smozzicato, rozzo. Sembra che fra l'intellettuale solitario e vagamente depresso e il figlio di un camorrista che a dieci anni ne ha viste di tutti i colori, non ci sia possibilità di incontro. E invece, nei quindici giorni di forzata convivenza, mentre Santoro sa di essere controllato e sospettato, scatta fra l'adulto e il bambino un affetto profondo, come se l'uno avesse bisogno dell'altro, il piccolo potesse insegnare al grande i misteri della vita reale, difficile, violenta, sanguinosa, mentre il pianista può offrire libri, spartiti rari, lezioni di musica, poesie, cultura, accudimento, affetto. Un romanzo pieno di emotività, di amore profondo, più forte di quello che i genitori possono offrire al piccolo delinquente, nato e cresciuto in un contesto malato.
 
Gabriele Santoro ha un fratello magistrato, Renato, con cui è da sempre in dissidio; un padre novantenne, Massimo, vecchio professore di filosofia; e anche un compagno di vita, Biagio, da cui si è allontanato. Ora però deve scegliere da solo. La sua grande solitudine lo fa decidere per la protezione di un innocente, Ciro, anche se sa che la salvezza del bambino potrà costargli carissima. Una Napoli popolaresca e criminale, quella che Gabriele è costretto a fronteggiare, lontana dal clima di cultura al quale è abituato. Radendosi al mattino il maestro recita a mente le poesie di Konstantinos Kavafis, mentre citazioni dei versi del grande poeta precedono i capitoli del libro, costruendo una storia nella storia... "Accadranno le stesse cose, accadranno di nuovo", "Altro che l'accaduto, l'uomo comune non sa". La fine del romanzo somiglia metaforicamente ad un ultimo verso del poeta greco, "Lavoriamo, virtuosamente, per chi verrà dopo di noi", e ne segna la terribile purtroppo attesa conclusione. Romanzo criminale, questo, pieno di inattesa e commovente umanità.
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