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Romanzo in bianco e nero

Delia Morea, Avagliano 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 20/12/2019

La copertina del libro La copertina del libro La scrittrice napoletana Delia Morea ambienta a Roma il suo nuovo romanzo che già dalla copertina, una bella foto in banco e nero, svela molto del suo contenuto: storia, cinema, sentimenti profondi. L'autrice sceglie di raccontare due diversi momenti della storia cittadina nella quale fa muovere i suoi personaggi. Gli anni dsl 1938 al '43, i più oscuri della storia della capitale, e quelli compresi tra il 1971 e il '75, che segna anche l'epilogo della storia. La ricostruzione minuziosa di luoghi, avvenimenti, costumi, abitudini, paure, è una caratteristica della scrittura di Delia Morea. Marcello, Rachele, Carlo, sono studenti universitari ventenni, figli della borghesia, che frequentano La Sapienza: Rachele è ebrea, e malgrado la sua giovinezza irrequieta e la sua voglia di vivere, capisce che la sorte dei duoi correligionari è inesorabilmente segnata. Ama Carlo anche se riconosce il valore dell'amicizia di Marcello, che soffre perché respinto da lei.
 
Nello scorrere degli anni in cui le leggi razziali promulgate nel 1938 costringono gli ebrei romani ad abbandonare le loro attività, a lasciare studi e professioni, il clima politico si fa sempre più cupo. Guerra, partenza per il fronte di Carlo che presto viene dichiarato disperso, fuga di Marcello che i genitori costringono a nascondersi, peripezie di Rachele che a stento sfuggirà alla razzia del 16 ottobre 1943, segnano le vite di questi giovani. Incontreremo di nuovo Marcello negli anni Settanta. E' divenuto un valente professore universitario, insegna Storia del cinema contemporaneo; cinquantenne, vive solo dopo aver interrotto la relazione con la collega Sandra, e resta turbato quando si presenta a chiedere la tesi di laurea nella sua materia una giovane e talentuosa studentessa, Janine Rachele.
 
Appassionata di cinema e di teatro, vorrebbe studiare il grande Vittorio De Sica, in particolare occuparsi di un suo film poco noto, girato negli ultimi mesi di guerra nella Basilica di San Paolo. La pellicola, sconosciuta al grande pubblico, "La porta del cielo", è invece ben nota al professor Marcello Guidi, che è assalito da un'ondata di ricordi dolorosi. La scrittrice ci appassiona con gli intrecci delle varie vicende nelle quali i personaggi si trovano coinvolti. L'aspetto che più colpisce nel romanzo è la passione per il cinema italiano nel suo momento più significativo. Tanto l'insegnamento universitario a cui Marcello si è dedicato, quanto la presenza nel testo di personalità come Ettore Scola, Vittorio De Sica, Gassman, Manfredi, Michelangelo Antonioni, a cui è dedicata l'epigrafe del romanzo, ci raccontano quanto sia stato importante il nostro cinema nell'evoluzione della società italiana, e quanto abbia contribuito in quegli anni difficili a far uscire il paese dalle sue macerie.
 
La Roma descritta da Morea, tanto quella spettrale delle bombe a San Lorenzo, delle torture a via Tasso, del binario maledetto della stazione Tiburtina, quanto quella degli anni Settanta, con la nascita di teatri sperimentali, dove giovani autori cercavano nuovi linguaggi espressivi ed emergevano nomi destinati a grande successo, Memè Perlini, Carmelo Bene, mentre si faceva Jazz a Campo de' Fiori, si affermavano i nomi della moda nelle strade raffinate del centro storico. Rapporti difficili tra genitori e figli, tra fughe e ritorni, amori perduti e ritrovati, rivalità e amicizie profonde, di tutto questo l'autrice ci parla con linguaggio lineare e fluente, realistico e a tratti lirico, in mezzo allo scorrere del tempo del secolo scorso, giudicato "breve", ma tanto doloroso, denso, ricco.
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