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Cena con delitto - Knives out

Il cinema deve un ringraziamento speciale ad Agatha Christie

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 20/12/2019

Una scena del film Una scena del film Il cinema, e non solo, deve un ringraziamento speciale ad Agatha Christie. Anzi, al suo secondo marito, Max Mallowan, di professione archeologo. Era più giovane della scrittrice di tredici anni, pratica non usuale per l'epoca, e lei lo seguiva dovunque lui andasse a scavare alla ricerca di reperti. E' proprio per vincere la noia da moglie devota al seguito che Agatha Christie cominciò a scrivere, non senza aver coniato uno dei consigli aurei e spiritosi che ogni donna dovrebbe tenere in conto: "Sposate un archeologo, non ve ne pentirete. E' l’unico uomo in grado di apprezzarvi più passano gli anni!". Ad Agatha Christie è debitore, sia pure indirettamente, anche "Cena con delitto - Knives out", largamente ispirato a "Invito a cena con delitto", film del '76 con sceneggiatura di Neil Simon tratta da "Dieci piccoli indiani".
 
Qui lo sceneggiatore e regista Rian Johnson se la prende comoda, anche troppo. Ambienta il tutto - come piaceva alla Christie - in uno spazio chiuso e delimitato dalle mura possenti di una magione neogotica ridondante di arredi e collezioni (anche di pugnali, sempre utili in questi casi). E' la dimora dello scrittore di gialli Harlan Thrombey (Christopher Plummer, il più bravo di tutti insieme alla casa neogotica) che accoglie la sua famiglia interessata al suo compleanno (85 anni) e forse ancora di più alla prossima cospicua eredità. Che non dovrebbe tardare visto che viene trovato morto dalla cameriera a colazione. La lettura del testamento sembra quella di "Gran Torino" di Clint Eastwood. E cioè, tutte le attese famigliari deluse a favore qui di un'infermiera immigrata che vomita ogni volta che è costretta a mentire.
 
Rivelazione che non chiude il giallo, ma lo apre, visto che di suicidio sembrerebbe non trattarsi e che c'è già pronto una specie di Poirot di nome Benoit Blanc, ingaggiato non si sa da chi, interpretato da un Daniel Craig vagamente svogliato nell'assistere ai vari interrogatori polizieschi. Forse sta già pensando al prossimo 007 che uscirà in primavera. Nella seconda parte la regia si scuote dal torpore claustrofobico e insieme a lei anche Benoit Blanc, si esce di casa per le ricerche, c'è persino un inseguimento in auto e il ritmo si fa più serrato. Come certi panettoni questo giallo è farcito, non di cioccolato ma di messaggio contro l'America trumpiana che demonizza lo straniero a prescindere. Straniero che naturalmente è meglio di tutti gli altri. Di certo, almeno dei partecipanti a questa cena con delitto.                 
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