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L'ufficiale e la spia

Due film e una colonna vertebrale

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 29/11/2019

L'ufficiale e la spia L'ufficiale e la spia L’autore dei due libri è lo stesso, Robert Harris, anche co - sceneggiatore dei due film insieme al regista, Roman Polanski. Il contesto è molto diverso, uno ambientato più o meno ai nostri giorni, l’altro nella Francia fine 800, tra il 1894 e il 1906. Ma i due film di Polanski hanno parecchie somiglianze sostanziali. In entrambi il vero protagonista non è quello che sembrerebbe, ma quello che conduce l’indagine che fa da colonna vertebrale al film. In “Ghostwriter” (“L’uomo nell’ombra”,2010) bellissimo film hitchcokhiano che ci guadagna ad essere rivisto, il vero protagonista non è l’uomo politico che si fa scrivere l’autobiografia ma lo scrittore nell’ombra che la scrive al posto suo e, insospettito per la morte del suo predecessore, indaga per scoprire la verità fino a mettere a rischio la propria vita. Anche in “J’accuse” (“L’ufficiale e la spia”, 2019 ) il protagonista non è Dreyfuss ma il colonello Picquart che, promosso ai servizi segreti, si insospettisce per la superficialità delle perizie calligrafiche su cui poggiano le accuse e la condanna di Dreyfuss alla colonna penale della Gujana. E intanto comincia per conto suo una lenta e complessa indagine – complicata dall’esiguità dei mezzi dell’epoca – per arrivare alla verità.  Senza paura delle conseguenze, mettersi contro l’esercito, il potere costituito e i luoghi comuni presi per veri, cose che lo porteranno anche in carcere. La ricerca della verità in entrambi i film, avviene per spinta interiore, solitaria, claustrofobica.
 
In “Ghostwriter” la location  è un’isola con il lavoro sui testi al computer e con un minimo di tecnologia; in “J’accuse” il tutto avviene in stanze polverose di archivi, tra frammenti di carte smangiate, poca luce per chi, diversamente da Picquart, non ci tiene proprio a far luce su quanto accaduto. E’ livida e fredda anche la luce degli esterni, da quella iniziale del degradamento di Dreyfuss con pubblico strappo di mostrine militari, alle vie grigie, polverose o piovose con i ciottoli del pavé ben delineati come dentro un quadro di Caillebotte. Entrambi i film raccontano in maniera esemplare e senza compiacimenti due complotti contro la verità, seppur diversi. E lo fanno con chiarezza e rigore narrativo e della messinscena. Insieme lezione di cinema e, in “J’accuse”, anche lezione di storia. Perché il fantasma storico di Dreyfuss – sembra dirci Polanski  - è solo l’origine moderna di tutte le caccie alle streghe future del 900 fino a oggi.  Misurati e rigorosi anche gli attori a cominciare dal Picquart di Jean Dujardin, al perito grafologo di Mathieu Amalric , all’ avvocato Labori di Melvil Poupaud, anche lui fatto fuori per strada perché non arrivasse al processo a raccontare e a dimostrare la sua verità.     
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