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L'ultima intervista

Esckol Nevo, Neri Pozza 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 14/11/2019

 L'ultima intervista L'ultima intervista Gli scrittori israeliani affascinano, coinvolgono, intrigano. Coraggioso Eshkol Nevo, autore di questa spericolata intervista, l’ultima, nella quale confessa tutto di sé, o del suo alter ego letterario, in questa sorta di lunga e articolata serie di domande e risposte, alle quali risponde con sincerità, con accuratezza, con trasparenza.  Nel leggere le oltre 400 pagine del volume appena pubblicato da Neri Pozza, che la fascetta della edizione italiana, tradotta in modo efficace da Raffaella Scardi, definisce “il libro più importante della sua carriera”, si ha la sensazione, se non la certezza, che l’autore abbia costruito con sapienza e raggiunta maturità letteraria e stilistica  la padronanza assoluta  nel  raccontare storie, che saranno in parte  anche autobiografiche, ma certamente non solo e non sempre. Dopo aver letto le prime cento pagine del libro, mi chiedevo se lo scrittore ce l’avrebbe fatta a proseguire per tutto il volume l’espediente narrativo dell’intervista: ebbene sì, sono arrivata alla fine della lettura sempre più intrigata nei meandri della narrazione a tutto tondo di rapporti, relazioni virtuali, memorie, confessioni, segreti svelati, paure, malattie, distacchi. L’intervistatore  resta anonimo, chi risponde invece mette in gioco sé, la propria storia, il passato, le bugie, le aspirazioni, le sconfitte. Tre temi centrali sono  al centro dell’attenzione di Nevo: il grande mai cessato amore per la moglie Dikla, bella, flessuosa, elegante, profumata, l’unica donna davvero amata. Madre dei suoi tre figli, Dikla si è stancata di lui, della sua sopravvenuta distemia, una sorta di depressione non accettata e riconosciuta. La figlia maggiore se ne è andata di casa e vive ora in un Kibbutz, mantenendo saldo il rapporto con la madre ma non accettando il padre e i suoi goffi tentativi di avvicinamento. In tutte le pagine del libro si coglie l’atmosfera di attesa ansiosa che il protagonista vive: dopo la cerimonia del Bar Mitzvah di Noam, la seconda figlia, Dikla certamente chiederà la separazione.
 
C’è poi la presenza degli amici, in particolare di Ari, che in ospedale aspetta la morte colpito da una malattia per cui non si nutrono speranze di guarigione. La relazione fortissima tra i due ha origine nel lontano passato, i tempi del liceo, e ora, dopo tante avventure condivise, viaggi avventurosi e diverse esperienze, Ari chiede al fratello amico un’ultima prova, definitiva. Ad ogni domanda dell’intervistatore, lo scrittore riesce a costruire storie, riflessioni, cambi di luogo e di tempo, ricostruzioni di atmosfere, viaggi dimenticati, persone incontrate per caso e mai più riviste, la relazione con i lettori durante le noiose presentazioni e gli interminabili firma copie,   che creano per il lettore  una sorta di grande caleidoscopio dove trovano posto le diverse gamme di sentimenti, di scoperte, di identificazioni. Ci appassioniamo anche alle paure, alle difficoltà, alla fragilità emotiva che lo scrittore intervistato in modo martellante non sa nascondere. Libro straordinario, che non delude mai, pieno di sorprese, una vero regalo per gli appassionati di letteratura israeliana, di cui in questo momento mi sembra che Eshkol Nevo costituisca la punta più  avanzata e letterariamente convincente. Resto convinta: gli scrittori israeliani hanno una marcia in più.
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