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Breve storia del mio silenzio

Giuseppe Lupo, Marsilio 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 31/10/2019

La copertina del libro La copertina del libro Giuseppe Lupo condensa in appena duecento pagine del suo nuovo romanzo, "Breve storia del mio silenzio", la storia di un'infanzia, di una vocazione, della scoperta della letteratura come possibilità di costruire mondi, dello spazio che separa il sud del nostro paese, Atella in Lucania è il luogo delle radici, e Milano, il luogo sognato e finalmente raggiunto. Il narratore è figlio di due maestri, veri intellettuali. Cresce negli anni Sessanta in un paesino dell'estremo sud, respira in casa cultura e voglia di trasmetterla, ma quando nasce la sorella diviene afasico. Le parole non escono dalla sua bocca e i genitori, preoccupati di questo inquietante silenzio, lo portano da medici, dentisti, a Bari, a Napoli, che non sanno capire la ragione del silenzio e propongono rimedi fantasiosi: il mare, la strada, l'aria aperta. Il padre e la madre sono persone straordinarie, capaci di comunicare serenità e valori, cultura e desiderio di conoscere, e proprio per questa sua infanzia piena di stimoli e di libri di cui il padre si circonda, il ragazzino una volta cresciuto sceglierà, incoraggiato dal clima familiare, di iscriversi a Lettere alla Cattolica di Milano.
 
Il trasferimento da una regione ancora arcaica per certi versi, alla grande metropoli che in quegli anni stava divenendo la Milano da bere, sarà la condizione della vera educazione letteraria e sociale del timido studente meridionale che vive in un piccolo appartamento a Lambrate, dal fiume Lambro, anzi da quell'etimo prenderà il nome la mitica Lambretta, come sottolineerà in una lettera sua madre. Milano è la vetrina dei desideri, è il luogo di arrivo di un viaggio interiore, è la capitale dei libri, dell'industria editoriale, della nascita delle parole che diverranno libri. Il protagonista parla al telefono a gettone con i genitori, solo una volta a settimana, e con la studentessa di lettere Annalisa, che frequenta l'Università a Napoli, destinata a divenire sua moglie e madre delle sue due figlie. Ma al neopadre manca qualcosa di fondamentale per sentirsi davvero realizzato, la scrittura di un suo libro che sia finalmente pubblicato.
 
La ricerca affannosa di un "padrino", oggi si chiamerebbe sponsor, che lo proponga alle Case editrici che contano per ottenere la agognata pubblicazione, lo fa scontrare con dinieghi, rifiuti sprezzanti, aria di commiserazione. Lui, paziente, accetta tutto, sicuro di raggiungere il suo obiettivo. Le ultime pagine del libro sono un omaggio al suo editore, Cesare De Michelis, un intellettuale raffinato scomparso prematuramente, con il quale l'autore aveva instaurato un dialogo fecondo. Dopo "Gli anni del nostro incanto", una storia esemplare della famiglia italiana media a cavallo tra i Cinquanta e gli anni più recenti, anche in questo libro Giuseppe Lupo riesce ad alternare diversi registri linguistici ed espressivi, che rendono il libro accattivante. Dai dialoghi giornalieri della sua famiglia durante l'infanzia atellana, alle divagazioni sulla letteratura alta attraverso gli incontri con poeti, soprattutto Sinisgalli, ampiamente citato nel testo. E poi compaiono Carlo Levi, Calvino, Gina Lagorio, Giuseppe Pontiggia, Pavese, Vittorini.
 
Molto presente l'influsso dei narratori americani nella formazione del futuro scrittore: Faulkner, Sherwood Anderson, Steinbeck, Hemingway, i classici che hanno insegnato tanto ai nostri narratori. Alcuni oggetti, la Parker 51 che sottrae allo studio di suo padre partendo per Milano, come pure la macchina da scrivere a tasti Olympia, ci parlano di anni lontani, difficili ma pieni di suggestioni. Un episodio da citare, l'incontro casuale al Salone del libro di Torino con il grande Giulio Einaudi. Scostante quanto basta, all'editore più illustre delle nostre lettere il giovane scrittore trattato con altezzoso sussiego, non stringerà la mano. Giuseppe Lupo è professore di Letteratura italiana contemporanea alla Cattolica di Milano. La sua simpatia e la facilità con cui si rapporta ai lettori porteranno certamente fortuna al suo libro, dedicato ai genitori, "Ai miei genitori, i primi maestri, e a tutti gli altri che lo sono stati".
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