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Downton Abbey

Il fascino discreto e imperituro dell'aristocrazia inglese

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 31/10/2019

La locandina del film La locandina del film Una cara amica di famiglia, compagna occasionale ma fedele di spedizioni cinefile, non ha perso uno solo dei 52 episodi della serie. Ora che è uscito il film l'ha già visto, ovviamente, ma ha deciso di tornare a vederlo per prolungare il godimento il più a lungo possibile. Parlo di "Downton Abbey", del fascino discreto e imperituro dell'aristocrazia inglese, almeno com'era dall'affondamento del Titanic fino ai primi anni '30, e dell'ormai celebre "upstairs and downstairs", la famiglia nobile Grantham ai piani alti protetti dalle guglie gotico edwardiane saldamente appoggiate nella campagna inglese dello Yorkshire e la varietà umana non meno interessante dei piani bassi della servitù allertata da ogni tintinnare di quei campanelli che sfilano nelle prime inquadrature.
 
Dice la mia amica che le sembra finalmente di essere tornata in famiglia, di aver ritrovato quelle famiglie, up and down, che aveva lasciato a malincuore con le loro vicende così ben arredate e vestite, anche come antidoto al degrado della politica e dei mille dibattiti che la illustrano e certo non la nobilitano. Racconta Elisabeth McGovern, l'attrice americana nella serie e nel film moglie del conte capofamiglia, che più di una volta è stata fermata mentre faceva semplicemente la spesa al supermercato: ma come, una lady Grantham come lei, che ci faceva lì? Non c'è la servitù per queste incombenze?
 
Per dire come l'effetto Downton Abbey abbia seguito anche tra gli iperrealistici carrelli della spesa. Non solo. Pare che da quando la serie ha cominciato ad avere successo, le richieste di maggiordomi siano almeno raddoppiate, magari per servire impeccabilmente i plutocrati russi che comprano volentieri a Londra e dintorni. Lo spunto per il film è la visita dei reali a casa Grantham, cena e pernottamento per una notte, di passaggio nella campagna inglese. Qualche incidente di percorso: la new entry Imelda Staunton (attrice scespiriana, di sicuro qualcuno l'avrà vista più giovane almeno in qualche Shakespeare della Bbc), dama di compagnia della regina, terrà testa alla grande al sarcasmo e alle pretese ereditarie della Violet di Maggie Smith.
 
E, ai piani di sotto, lesa maestà del personale e del maggiordomo Carson (rientrato in servizio per l'occasione dalla pensione) perché i reali si sono portati dietro il proprio seguito, cuoco francese compreso, come fossero accessori da picnic. Siamo nel '27, le gonne si sono accorciate come i capelli, l'omosessualità del giovane maggiordomo Barrow trova impensabili complicità ma corre non pochi rischi. Del vedovo Tom, irlandese inquieto, viene messa alla prova la fedeltà ai reali, uno stratagemma porterà in primo piano la vera servitù locale e non quelli da picnic. Diretti da Michael Engler, tutti sono perfetti nella loro parte, grande o piccola che sia, nella migliore tradizione inglese dove anche chi dice solo "il tè è servito" deve saperlo dire al meglio.
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