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Fratello grande

Mahir Guven, E/O 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 11/10/2019

La copertina del libro La copertina del libro Il bel romanzo di Mahir Guven, esordiente ma subito affermatosi come vincitore del Goncourt nel 2018, ha una copertina simbolica, un campo di calcio dove giocano giovani immigrati di seconda generazione nella periferia parigina. Lo scrittore, padre curdo e madre turca, racconta la storia di due fratelli nati e cresciuti in Francia:  madre morta precocemnete e padre tassista legato al sindacato, serissimo e obbediente alle leggi del paese che lo ha accolto, prendono strade opposte. Il maggiore, l'io narrante nella maggior parte delle pagine del testo, è un autista impiegato sulla piattaforma della Uber, ben vestito e di bella presenza, fumatore di erba e non solo, perennemente attaccato alla radio della sua lussuosa auto che ospita i più vari clienti; a causa di qualche precedente per spaccio, pur di non finire in galera, è diventato un confidente della polizia. Da anni suo fratello minore di due anni, con cui ha condiviso l'infanzia, è scomparso.
 
Infermiere, deciso forse a iscriversi a medicina, ma consapevole che per gli immigrati la strada sarebbe stata troppo dura, segue un medico che lavora in Siria, per una organizzazione umanitaria islamica. Così si dilegua senza dare più notizie al padre e al fratello. Idealista, convinto di poter essere utile nella guerra terribile che in Siria, luogo d'origine della famiglia, sta uccidendo innocenti a milioni, comincia a lavorare in un minuscolo ospedale privo delle più elementari dotazioni sanitarie. Mentre si fa le ossa, operando, curando, ricucendo, viene irretito dalla ideologia delirante jihadista che vede nell'Occidente la causa di tutti i mali, e finisce per divenire un potenziale terrorista. A Parigi c'è stata la tragedia di Charlie Ebdo e quella del Bataclan, la polizia è allertata, la sicurezza stringe le sue maglie, ma malgrado ciò il giovane barbuto fratello minore riesce a tornare fortunosamente in Francia: per caso suo fratello lo intravede, i due si ritrovano, ma...
 
Il finale del romanzo è complesso e inquietante, perché ci racconta da un punto di vista nuovo e originale cosa si muove nella testa di questi ragazzi francesi ma non del tutto, le pressioni a cui sono sottoposti, le contraddizioni che vivono, gli sbagli che commettono, i sentimenti che si agitano nei cuori di persone sradicate, che non riescono ad essere padroni di loro stessi né nel luogo originario né nella patria d'adozione. I caratteri, le paure, i dubbi dei due fratelli, l'amore per la mamma morta troppo presto, il modo di vivere così opposto, i rischi che corre chi per affetto tenta di coprire ideologie che portano alla distruzione, tutto si mescola nel romanzo di Mahir Guven, un affresco sociale di stringente contemporaneità, dove noi lettori facciamo finalmente i conti con la testa di chi, pur se perfettamente integrato, padrone di lingua e cultura, di servizi sociali avanzati e privilegi acquisiti, si trova di fronte a bivi di natura etica che nel libro sono raccontati con finezza e profondità. Un libro interessante, di evidente attualità.
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