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Un giorno di pioggia a New York

Non Ŕ 'Manhattan' ma non ci si annoia

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 04/10/2019

Un giorno di pioggia a New York Un giorno di pioggia a New York Arrivare a Parigi sotto la pioggia, pensare al finale di “Midnight in Paris” di Woody Allen con quella pioggetta fina da assaporare senza ombrello e infilarsi in un cinema dove danno il suo ultimo “Un giorno di pioggia a New York”. Dove invece piove moltissimo e forte e con insistenza, come un basso continuo. Come se tutta quell’acqua potesse servire a chiarirsi le idee. Intanto le ha chiarite al regista che ha fatto giustamente causa (per 68 milioni di dollari) ad Amazon Studios per aver abbandonato il film dando “solo vaghi motivi” e rescisso un contratto di 4 film sulla base di “un’accusa senza fondamento vecchia di 25 anni”. Ma servirà a chiarire le idee al giovanissimo Gatsby, universitario che non vede l’ora di lasciare il college per partire in week-end a Manhattan e raccontarne i segreti e la dolcezza di vivere alla sua compagna Ashleigh. Beati loro, sono tutti e due ricchi, ma diversamente ricchi, nel senso che lei è assatanata di giornalismo – per ora scolastico – e sbava dietro a registi in declino, sceneggiatori in ambasce e attori di mezza tacca che rincorrerà per tutta New York. Gatsby si annoia senza certezze, nell’attesa di decidere cosa fare da grande, suona il pianoforte, canticchia e soprattutto gioca a poker, vince sempre, sbaragliando vecchie volpi che si lasciano ingannare da quella sua aria implume e apparentemente inesperta. 
 
E bisogna dire subito Timothée Chalamet è bravissimo come Gatsby, le spalle un po’ curve, la giacca troppo grande e l’aria dimessa come un Woody Allen giovane pieno di insicurezze, ma senza occhiali e con le tasche piene delle vincite a poker. La pioggia lo aiuta a ritrovare vecchie conoscenze, come la sorella (Selena Gomez) di una sua ex che mette in crisi le sue scarse certezze e lo affronta con piglio da psicanalista selvaggia. O il fratello che sta per rinunciare a sposarsi con la fidanzata per via di quella sua risata nitrito che proprio non riesce a sopportare. O la madre che detesta per le sue manie borghesi e luoghi comuni culturali e che si rivelerà con un passato assai più complesso e interessante. E tutta quella pioggia, quasi manzonianamente catartica, alla fine sarà d’aiuto. D’accordo, questo film non è “Manahattan”, ma non ci si annoia un solo momento in questa cronaca sentimentale bagnata e ci si sente a proprio agio come dentro un trench classico sotto la pioggia.       
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