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Domino

Un thriller alla Brian De Palma

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 19/07/2019

Domino Domino Non aspettatevi “Blow out”, ma neanche “Vestito per uccidere”, oppure “Omicidio a luci rosse”. E soprattutto non aspettatevi “Gli intoccabili” che sa reinventare una sequenza alla Eisenstein con tanto di scalinata e carrozzina che scende pericolosamente gli scalini con bimbo all’interno, per attirare ancora l’attenzione dopo che Sean Connery è stato assassinato e del resto del film ormai importa poco. ‘Quel’ Brian De Palma non lo ritroverete in questo ultimo “Domino”. Ma se aggiungete altre due premesse, e cioè che il regista ha disconosciuto la sceneggiatura e che ha dovuto fare parecchi tagli sia ai finanziamenti che al film per dissapori coi produttori, sarete più clementi con questo grande regista e vi potrete godere questo noir danese, pilotato comunque da chi sa davvero cos’è il cinema e come catturare e guidare lo spettatore pur in acque pericolose per vortici da buco di sceneggiatura. In una buia notte a Copenaghen due poliziotti vengono chiamati per accorrere a indagare su quella che si presenta come una banale lite domestica. Il più vecchio, Lars, verrà pugnalato dal responsabile in fuga, Ezra, e morirà poco dopo. Il più giovane, Christian, è così rintronato dopo una notte di sesso che dimentica a casa l’arma di servizio. Altro che lite domestica, un corpo sgozzato e con le dita mozze. Ezra, catturato, verrà usato da un agente della Cia come esca per attirare i sospetti di una cellula dell’Isis basata in nord Africa e pronta al peggio.
 
Più che negli inseguimenti da “Caccia al ladro” e “Vertigo” (Hitchcock è stato sempre uno dei punti di riferimento dichiarati di De Palma) con guardie e ladri appesi alle grondaie, il regista dà il suo meglio nella preparazione e nella descrizione degli attentati. Come quello sul tappeto rosso di un festival con attentatrice che inquadra nel mirino del suo mitra e colpisce le star di turno che si pavoneggiano davanti a fotografi e telecamere. Per non parlare del gran finale e del montaggio alternato durante una corrida in Spagna mentre gli attentatori stanno per mettere in atto il gran botto con tanto di droni, tecnologia avanzata, riprese da cineasti consumati. Ma basta l’istinto di una poliziotta incinta che sa assestare al momento giusto un gran calcio nelle parti basse di chi sta per premere il pulsante per metterli in crisi. E noi ritroviamo l’ironia e l’abilità di un grande regista.   
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