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Rapina a Stoccolma

Un'assurda storia vera

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 05/07/2019

Rapina a Stoccolma Rapina a Stoccolma Agosto 1973. Deve fare parecchio caldo anche a Stoccolma, ma un baldo giovanotto, dopo essersi tinto i baffi, calzata una lunga parrucca e un cappellaccio, si veste tutto di cuoio nero come dovesse attraversare l’America in moto alla maniera di “Easy Rider”, prende un mangia nastri e qualche arma ed entra deciso in un’importante banca. Per rapinarla. Manda via tutti i clienti e tiene con sé solo due donne, la cassiera e un’impiegata, a cui presto si aggiungerà un terzo uomo che si era nascosto per paura. Mette la sua musica preferita, Bob Dylan, per calmare gli animi. Deve aver visto parecchi film perché alla polizia con cui entra in contatto per le trattative chiede: la liberazione di un suo compare ora carcerato, ovviamente un bel po’ di soldi e soprattutto una Mustang identica a quella di Steve McQueen in “Bullit”. Non facessero scherzi, proprio quella. La permanenza dei due uomini e dei tre ostaggi durerà così a lungo che c’è tempo di parlare e familiarizzare, di mettere in atto quella che da allora in poi si chiamerà appunto ‘sindrome di Stoccolma’. Del resto la cassiera Bianca aveva già capito che il rapitore Lars ha un cuore tenero, lo ha riconosciuto – molto prima della polizia – come quel tale che deciso a derubare due vecchietti aveva consentito a uno di loro di procurarsi le medicine di cui aveva bisogno. Lui la lascia telefonare a casa per avere notizie dei figli e quando il marito la va a trovare in banca gli detta la ricetta delle aringhe impanate come le sa preparare lei. Tra Lars e Bianca nasce qualcosa di più di una simpatia, ma anche gli altri due ostaggi non sono da meno. Una volta finito l’incubo del sequestro del caveau e dopo che la polizia li ha gasati di lacrimogeni, lasciati senza acqua e senza cibo, esposti al caldo del riscaldamento e poi al gelo dei condizionatori, una volta liberi decideranno di non testimoniare contro i rapinatori. Questo accadde nella Svezia di Olof Palme e nel film “Rapina a Stoccolma” del canadese Robert Budreau, ‘basato su una assurda storia vera’, è risolto in tragicommedia. Ethan Hawke, anche se un po’ troppo esuberante, è un criminale tenero e incapace e di certo meno terribile dei poliziotti che vogliono fare bella figura sulla pelle degli ostaggi. Niente male neanche  le prigioni svedesi dove Bianca va a trovare Lars, probabilmente da allora sono persino migliorate e nei programmi di hotellerie certo un po’ di stellette se le meriterebbero.   
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