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Nel silenzio delle nostre parole

Simona Sparaco, DeaPlaneta, 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 07/06/2019

Nel silenzio delle nostre parole Nel silenzio delle nostre parole Simona Sparaco, nel suo romanzo appena pubblicato da Dea Planeta,  racconta con pathos e notevole abilità letteraria la storia di alcuni personaggi protagonisti loro malgrado di una inspiegabile tragedia urbana. Prendendo spunto dal rogo della Grenfell Tower di Londra, avvenuto nel 2017, l’autrice  racconta una storia a più voci che vede gli abitanti di un palazzo immaginario  coinvolti in un’analoga tragedia. Naima e suo figlio Bastien sono algerini di lingua francese, Polina è una ballerina classica compagna di Michail,  noto regista russo.  Alice è una studentessa  di Tivoli,  a Berlino per un Erasmus, che è andata a vivere a casa del  compagno Matthias, giovane  pittore di Dresda. Di fronte al palazzo che sta per andare in fumo c’è un locale sempre aperto, gestito da una famiglia turca: quella notte è di turno Hulya, giocatrice di rugby, ribelle, coraggiosa. Tutti questi personaggi sono descritti  da Simona Sparaco con profonda empatia, come se fossero persone reali  che il lettore sente vicine, anche se provengono da varie parti d’Europa, a comporre una sorta di mosaico di abitudini, lingue, costumi diversi ma amalgamati nella grande capitale europea. L’incendio scoppia un venerdì notte in un appartamento disabitato per un corto circuito, si estende lentamente, trova gli abitanti del palazzo addormentati. Naima è anziana, soffre di sclerosi, non è autonoma, si muove solo con la sedia a rotelle. Polina ha un bambino di due mesi, e si sveglia solo quando lo sente urlare, semisoffocato dal fumo.  Matthias è sceso a comprare delle birre, e ora è prigioniero delle fiamme in ascensore.
 
Alice si sveglia troppo tardi, quando ormai il fuoco sta divorando l’appartamento. Bastien, che aveva cenato con la madre, si accorge dell’incendio e sarà l’eroe della nottata, come anche Hulya, capace  di un atto di straordinario coraggio. Il libro va letto, i personaggi vanno conosciuti, uno a uno, con le loro storie, il loro passato, le incomprensioni, gli equivoci, i non detti, i rimpianti. L’autrice ricostruisce con accurato acume  psicologico le storie che precedono nella vita di ognuno di loro quel tragico rogo. Polina ha partorito da poco, non era certa di volere quel figlio che la costringe ad abbandonare il suo sogno di étoile, non è certa di voler continuare a vivere: ignora che Hulya, la giovane turca che conosce appena, è innamorata di lei. Bastien è in  conflitto con sua madre, con suo padre, e spinto dalla compagna vorrebbe cambiare la vita dei genitori ma non trova il coraggio di parlare. Alice si è allontanata da Tivoli, dove la famiglia  gestisce una trattoria tipica. Sua madre Silvana è opprimente, invadente, vorrebbe sapere tutto del suo soggiorno a Berlino, degli studi, degli amici: lei invece si è messa a vivere con Matthias, di cui  è innamorata,  e trascura studi e famiglia. L’incendio cambia tutto, distrugge, uccide, ricostruisce. La metafora del fuoco che purifica è usato con abilità dalla scrittrice per raccontare una storia di rapporti familiari persi e ritrovati, di verità mai dette e ora riscoperte con dolore, di figli e di padri, di madri mancate e di madri ritrovate, di madri inadeguate ma coraggiose, di donne speciali.  Un quaderno, metafora anch’esso della scrittura e della memoria, è l’oggetto simbolico più significativo di questo bel romanzo italiano, e finalmente  anche  di respiro europeo.
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