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Quel giorno d'estate

La vita, il terrore e il silenzio

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 07/06/2019

Quel giorno d'estate Quel giorno d'estate Ero a Parigi in un anniversario, credo appena un mese dopo, dell’attentato al Bataclan. Ricordo soprattutto il silenzio, la città che sembrava deserta e senza rumori, i negozi chiusi, quelli aperti esibivano un cartello di sfida, di non avere paura, nonostante tutto. Ecco, uno dei meriti di “Quel giorno d’estate” di Mikael Hers è di far calar il silenzio come commento a un attentato in un parco cittadino che ci viene mostrato solo a cose avvenute, i corpi stesi dei feriti e dei morti che erano andati lì per fare una passeggiata o un picnic. Fino a quel momento il film ha illustrato per un po’ il tran tran quotidiano di David (Vincent Lacoste), ragazzo di 24 anni che va in bici da un lavoretto all’altro, accompagna come check-in manager i turisti di un B&B dirimpettaio, conosce e lega molto con una di questi, Lena, va a prendere a scuola, in ritardo, la piccola Amanda figlia della sorella maggiore Sandrine, madre single, a cui è legato da affetto e dalla condivisione del dolore per la loro madre che se n’è andata parecchi anni fa a vivere a Londra senza dare più notizie. Progettano un viaggio a Wimbledon per il torneo di tennis e magari di ritrovare la madre dopo tanti anni. Il tutto in una atmosfera quotidiana e minimalista, in una Parigi estiva un po’ anonima e defilata, come in certi film di Rohmer.
 
‘Dopo’, nulla sarà più come prima, David perde la sorella che era al parco per il picnic, anche Lena se ne esce ferita e decisa a tornare dalla madre in Perigord, e lui resta solo con la piccola Amanda. ‘Dopo’ tutto sembra uguale nelle piccole cose di ogni giorno, ma non è così. David deve scegliere, cercare di elaborare il lutto insieme alla bambina. Sceglie di occuparsi di lei e di non affidarla ai servizi sociali, di andare a recuperare Lena, di diventare adulto nonostante tutto. Non c’è nulla di gridato, di melodrammatico in questo film, ma una sorta di tempo sospeso dove il dolore anche se profondo non è mai esibito. Solo alla fine, davanti a una partita di tennis a Wimbledon, Amanda (una bravissima Isaure Multrier) riuscirà a sciogliersi in un pianto catartico e a provare a ricominciare ad affrontare la vita con quel suo giovane zio.   
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