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La danza dei veleni

Patrizia Rinaldi, E/O 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 24/05/2019

La danza dei veleni La danza dei veleni Nelle classifiche di vendita di libri, pochi, i gialli continuano a fare da padroni. Ecco allora che nascono sempre nuovi poliziotti, investigatori, detective, uomini e sempre più numerose, donne. Blanca non vede, ma sente profumi, odori, passi, atmosfere, silenzi. E’ una detective in forza ad un commissariato di Napoli, ma la storia che racconta Patrizia Rinaldi non ha nulla degli stereotipi di tanta narrativa poliziesca; un personaggio costruito con cura, che affronta le indagini mescolando il suo intuito investigativo con una condizione di donna la cui disabilità non diventa mai un vero handicap. E’ madre adottiva di Ninì, ama un collega, Liguori, ma non corrisponde all’amore per lei di un altro poliziotto, Milani. L’agente Carità con doppia famiglia, il commissario Martusciello partecipano a questa vicenda che vede la morte di due proprietari di negozi di animali in centro, colpiti da un ragno velenoso. Ma vengono trovati morti anche due giovani veterinari, militanti nella difesa del contrabbando di animali dai paesi dell’est. C’è poi Sua Signoria, proprietario di una villa nella quale ospita animali esotici che  colleziona, e la collezione comprende anche uomini schiavi, assoldati per le sue imprese non troppo pulite, sospettato dei misteriosi omicidi. La vecchia Amaltea Ornico, proprietaria di una multisala e di due cani che considera figli, a conoscenza di molti risvolti di questa storia, è uno dei numerosi personaggi creati  dall’autrice. Ma in questo, come negli altri romanzi di Patrizia Rinaldi, ciò che colpisce è la qualità della scrittura e l’uso della lingua. Napoli e la sua cadenza dialettale sono in sottofondo, ma depurata e resa letteraria, anche se non mancano le incursioni in modi di dire del parlare quotidiano, non necessariamente dialetto. Caratteristiche espressioni, La parlata precisa, vi sa, fare scemo, una scartina, me ne fotte assai, tutte parole o locuzioni idiomatiche che si inseriscono in un linguaggio molto espressivo, pieno di metafore, di figure retoriche usate con sapienza: il profumo di albicocca che definisce la giornalista rampante, l’odore della paura, la puzza del cane Guaio ritrovato morente. Compaiono molti personaggi femminili nel romanzo di Rinaldi, tratteggiati con realismo psicologico, come la risorta Viviana, ferita da un antico stupro, o la “signorina” Amaltea, risorta anche lei da una vita da zappaterra, o Sofia, giornalista che non esita ad usare con spregiudicata freddezza le armi della seduzione per acquisire informazioni. Ma Blanca resta la vera protagonista, Blanca innamorata,  tradita, fedele, coraggiosa, razionale, Blanca selvatica, chiusa nel suo rifugio, ma anche madre esemplare e poliziotta onesta, in un contesto difficile ma che nella ricostruzione ambientale fatta dall’autrice non è mai ovvia. Blanca che non vede il suo corpo, ma lo offre all’amore, che ricorre alla figlia per scegliere i vestiti che non vede, capace di ascoltare voci e rumori che nessuno sa riconoscere, colpisce per la sua umanità e la voglia di normalità e di autenticità di cui sembriamo avere tutti  grande bisogno.
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