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Almarina

Valeria Parrella, Einaudi 2019

Ex libris - Elisabetta Bolondi 17/05/2019

La copertina del libro La copertina del libro Elisabetta Maiorano è insegnante di matematica destinata al carcere minorile di Nisida. E' una donna napoletana coraggiosa, ha studiato, vinto concorsi, insegnato al Nord, ma ora la sua sede è un'isola in mezzo al mare, davanti a Capri, dove un gruppo di detenuti minorenni sono il suo pubblico. Come sa bene chi ha insegnato, farsi accettare e rendersi autorevole di fronte ad un gruppo di adolescenti difficili, costretti a rientrare in cella dopo aver compiuto atti di più o meno grave illegalità, è una sfida che solo a pochi riesce. Ogni giorno la prof Elisabetta supera la sbarra di accesso al carcere, lascia tutti i suoi effetti personali in un armadietto, dimentica il mondo e ne resta isolata. Il suo cellulare aveva squillato invano per annunciarle la morte improvvisa di Antonio, suo marito. Non se lo perdona, eppure l'impegno con gli alunni, l'idea di trasmettere l'amore per il misterioso mondo dei numeri a ragazzi dal difficile presente e dall'incerto futuro le dà la carica e l'aiuta a vincere la solitudine che le è piombata addosso.
 
Gli occhi azzurri del comandante del carcere, la vicinanza con la collega di lettere Aurora, gli sguardi indifferenti delle guardie che seguono le sue lezioni in classe attraverso un vetro, non riescono a calmare la sua insoddisfazione: con Antonio avevano tentato l'affido di un figlio, ma non l'avevano ottenuto: le pratiche burocratiche e i regolamenti in fatto di adozione sono sempre più rigidi. Nella classe di Elisabetta compare una ragazza rumena, una sedicenne che il giudice tutelare ha assegnato a quel carcere. Stuprata e riempita di percosse dal padre, è fuggita con il fratellino Arban di sei anni, ha rubato. Ora sono stati divisi e lei ne ignora il destino. Fra la prof e la giovane Almarina si crea una sorta di vicinanza, di attaccamento, di affettività, anche se i rapporti privilegiati con gli alunni sono fortemente sconsigliati, ovviamente. Eppure Elisabetta riuscirà ad ottenere dal giudice minorile la possibilità di trascorrere i giorni di Natale con Almarina: la porta a casa sua, le presta abiti, trucchi, le offre cibi, la sottrae alla detenzione nella speranza che il loro rapporto possa diventare qualcosa di più stabile, un progetto di vita insieme, un futuro di studio, di lavoro, di viaggi per la giovane rumena la cui giovinezza violentata e percossa deve poter avere riscatto attraverso un imprevisto amore gratuito.
 
Valeria Parrella costruisce il ritratto di una donna sensibile, generosa, solitaria, ferita ma non rassegnata. Separata da Antonio, non riesce a pensare un'altra storia sentimentale:  l'occasione diversa, l'amore per una probabile figlia, le appare come un obiettivo diverso, forse più praticabile. Il romanzo è racchiuso in poche pagine che offrono uno spaccato emblematico dei nodi irrisolti della società del nostro tempo: l'emigrazione, lo stupro, la delinquenza minorile, l'abbandono, la solitudine, le responsabilità della scuola e del volontariato, la presenza delle leggi dello Stato che fanno quanto possono in situazioni sociali e umane complesse. La scrittrice usa una lingua espressiva, venata di lirismo talvolta, realistica ma insieme fortemente letteraria. Nel libro breve di Valeria Parrella è presente una forte denuncia sociale e politica espressa in un   linguaggio colto e incisivo, solo venato talvolta da espressioni del parlato quotidiano. Nei giorni in cui a Napoli si spara in pieno centro colpendo innocenti, un libro di denuncia ma anche di profonda riflessione sulle responsabilità collettive offre un attimo di sollievo nel guardare a Napoli e all'intero nostro Paese.
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