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Cyrano mon amour

La potenza del teatro

Rosapurpurea - Ottavio Cirio Zanetti 03/05/2019

Cyrano mon amour Cyrano mon amour A nessuno verrebbe in mente, oggi, di ‘raddrizzare’ quelle bouches de metro parigine di Guimard così art nouveau che sembrano disegnate da qualcuno che ha bevuto troppo assenzio ma che sono il simbolo di Parigi quanto la tour Eiffel. “Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand è come loro, scritto in versi deliziosamente avvolti su loro stessi, proprio come quelle decorazioni. Ma negli anni 70, mi dicono gli esperti di teatro, almeno in Italia si azzardarono tentativi rettificanti sia nella traduzione che nelle regie. Non così in Francia. “Cyrano” resta un tipico prodotto fin de siècle – andò in scena il 28 dicembre 1897 al théatre de la porte st Martin – e da allora continua intatto a riempire i teatri, e non solo in Francia, di spettatori che vogliono ancora credere e piangere su quel trio amoroso e sublime di Rossana – Cristiano – Cyrano.  E, come spesso succede proprio in Francia, prima di diventare film come “Cyrano mon amour”, lo stesso regista Alexis Michalik aveva scritto per il teatro “Edmond” su vita e nascita del testo di Rostand, poi cinque premi Molière e la decisione di portarlo al cinema, un po’ sul modello dichiarato di “Shakespeare in love” e la genesi di “Romeo e Giulietta”. Solo che là c’era come sceneggiatore Tom Stoppard e la sua mano prima di critico e poi di autore da “Rosencranz e Guildenstern sono morti” in poi si sentiva potente, ironica, felice.
 
Qui la prima parte del film stenta a decollare tra le vicende del giovane Rostand che scrive versi che neanche Sarah Bernhardt riesce a portare al successo, non sa come tirare avanti e scrive lettere d’amore per conto terzi, l’amico attore bello ma a disagio con la penna. Ma è proprio la potenza del teatro nel suo farsi in palcoscenico, tra mille difficoltà e pochi soldi, il litigio del grande attore Coquelin con la Comédie Française e la volontà di salvare un teatro, a far decollare davvero tutto il resto del film. E Cyrano, inteso come testo, si prende ancora una volta la sua rivincita e con lui il teatro come luogo di esibizione di talento ma anche di improvvisazione e di un po’ di spavalda cialtroneria, che, pure in abiti fine secolo, ha preso a prestito da certe gag di un altro ormai classico più moderno, “Rumori fuori scena”. Da non perdere i titoli di coda, una lunga e commovente sfilata di frammenti dei tanti Cyrano, a teatro e al cinema, che hanno dato il loro contributo all’immortalità del testo e del mito.  
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